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La Perugia che risorge, terminati i lavori alla Chiesa di Sant’Agata: inaugurazione

Di grande rilievo la cerimonia dedicata all'attesa riapertura della Chiesa, con il Rettore di Sant'Agata, Don Fausto Sciurpa, ad aprire l'eccellente "parterre de rois" di autorità politiche, religiose ed esperti d'Arte che porteranno il loro saluto alle ore 17

Dopo quasi sette anni di lavori strutturali e restauro artistico viene riaperta alla città di Perugia la Chiesa di Sant’Agata, gioiello dell’architettura medievale – presente nelle cronache già dal 1163, ampliata ed arricchita da opere pittoriche in epoca gotica -  che si offre oggi nella sua duplice dimensione cultuale e culturale: come luogo di culto e come spazio destinato ad eventi di interesse artistico e a convegni. Di grande rilievo la cerimonia dedicata all’attesa riapertura della Chiesa, con il Rettore di Sant’Agata, Don Fausto Sciurpa, ad aprire l’eccellente “parterre de rois” di autorità politiche, religiose ed esperti d’Arte che porteranno il loro saluto alle ore 17.

A seguire, intorno alle 18.15, il Concerto di UmbriaEnsemble (Angelo Cicillini, violino; Luca Ranieri, viola; M. Cecilia Berioli, violoncello) che eseguirà la virtuosistica Passacaglia di Haendel/Halvorsen e, dunque, il monumentale Trio in Mib Maggiore op.3 di Ludwig van Beethoven. In questa opera giovanile ma stilisticamente già matura ed originale rispetto alla lezione di Haydn e Mozart, si riconoscono facilmente caratteri di leggerezza, eleganza e piacevolezza che, uniti alla varietà ed al maggior numero dei movimenti, la fanno più vicina al Divertimento e alla Serenata che non agli altri Trii per Archi, quelli ad esempio dell’op. 9, composti da Beethoven nello stesso periodo.

La partitura dell’ op. 3 costituisce un insieme organico e unitario dove trionfa decisamente e coerentemente il valore del complesso, a dispetto della fatuità virtuosistica del singolo. Composto tra il 1795 ed il 1796, quando già i primi segni dell’irreversibile sordità cominciavano ad affliggere il Maestro di Bonn, esso sembra consegnare nei misurati ma già incisivi stilemi d’ascendenza classica, tutta la complessa, perfetta armonia che l’ascolto della Natura suggeriva al compositore nel corso delle sue leggendarie passeggiate in campagna, ma anche il sapiente controllo formale – ben dimostrato nella varietà e nell’articolazione dei sei movimenti che compongono l’opera - e la profonda idealità che distingue tutta la creatività beethoveniana.

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