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Hanno fatto scempio della storia di Perugia: sfregiato il Tempio di San Michele Arcangelo

Ma dove stava la soprintendenza quando è stato compiuto lo scempio? Sono state richieste le dovute autorizzazioni?

Hanno sfregiato la chiesa di S. Michele Arcangelo, detto anche “padiglione d’Orlando”. Quello, insomma, che i perugini chiamano usualmente “il Tempio”. Si tratta, com’è noto di una basilica paleocristiana (V secolo), realizzata con materiali di spoglio, risalenti all’epoca romana Quando un elettricista ignorante e un parroco di ristrette vedute mettono mano (1992)  a un intervento distruttivo, ci sarebbe da tenere gli occhi ben aperti per evitare errori. In caso, avvertire la Soprintendenza o i carabinieri dello scempio in atto. O, infine, adoperarsi per riportare la situazione allo status quo ante. Ma così, almeno finora, non è accaduto.

“Tra i conci a chiave più interessanti di Perugia – spiega il professor Aldo Frittelli – c’è questo del Tempio, che serra gli otto archi rampanti sommitali della chiesa”. Si tratta di una specie di anello, con funzioni strutturali ed estetiche”.

“Purtroppo – prosegue – un quarto di secolo fa è stato coperto (e riempito) con un orrido contenitore metallico che fa parte del nuovo impianto di illuminazione, realizzato disinvoltamente da persone ignoranti”. Cos’è accaduto? Che quella cavità cilindrica, scolpita pazientemente da un mastro scalpellino, aveva il compito di alleggerire le strutture con un effetto ottico pregevole, voluto da un accorto architetto parecchi secoli fa. Finché non ci ha messo mano qualcuno che ha scambiato quel “buco” per un alloggiamento, utile a infilarci materiale elettrico e quant’altro.

Al suo interno anche un argano che viene attivato per calare il lampadario quando c’è da sostituire qualche riflettore. Insomma, conclude Frittelli (già docente di storia dell’arte e dunque esperto, oltre che cultore dell’antico): “L’attuale impianto ha retrocesso la cavità del manufatto lapideo – unico nel suo genere – al ruolo di ‘ripostiglio’ per congegni elettrici”. Col risultato che “L’attuale soluzione mortifica gravemente sia la chiave stessa che l’architettura dell’edificio religioso nel suo insieme”.

Ma dove stava la soprintendenza quando è stato compiuto lo scempio? Sono state richieste le dovute autorizzazioni? Di certo no. Infatti, c’è da presumere che nessuno le avrebbe di certo mai concesse. Che fare? Prendere atto del malfatto o porre mano a un auspicabile ripristino?

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