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La comunità del Patriarcato ortodosso di Mosca ha una nuova guida spirituale

A padre Nicolae Dragutan, ora in missione a Gerusalemme, è subentrato Midori Valentin

Guida spirituale di vaglia a San Matteo degli Armeni. A padre Nicolae Dragutan, ora in missione a Gerusalemme, è subentrato Midori Valentin (foto), moldavo di origine, attuale titolare della frequentatissima parrocchia cristiana ortodossa della diocesi di Chersonese.

La chiesa del 1200, ubicata fuori dal Cassero di Porta Sant’Angelo, appartiene al Capitolo della cattedrale, il cui priore, monsignor Fausto Sciurpa, d’intesa col vescovo Chiaretti, volle concederne l’uso alla parrocchia “Natività della Madre di Dio” del Patriarcato ortodosso di Mosca. Segno tangibile di come Perugia si ponga all’attenzione internazionale come un polo persuaso di ecumenismo e dialogo interreligioso.

Alle celebrazioni (domenica alle 10, altri festivi alle 8, sabato alle 18) partecipano da tutta l’Umbria numerosi fedeli, specialmente Moldavi, ma anche di nazionalità ucraina, bielorussa, bulgara.

Persone di tutte le età e condizioni, diversi bambini. Sfatando un luogo comune: non solo badanti e muratori, ma gente benestante, che arriva con macchine costose e abiti di firma, per le liturgie normali e per quelle delle solennità, per sacramenti socialmente sentiti, come matrimoni e battesimi.

La liturgia, tra le Utrenie (preghiere introduttive mattutine) e la messa, può durare anche 4 ore, trascorse in preghiera e rigorosamente in piedi, tranne gli anziani e i malati ai quali è concessa una deroga.

Unica interruzione: la possibile uscita all’esterno per raccogliersi in preghiera e mettere una candela votiva. Esistono, infatti, spazi dedicati ai morti e ai vivi, in due box affiancati, ma distinti, posti nella corte condivisa con la biblioteca e il resto del complesso architettonico, appartenente al Comune di Perugia.

“Alcuni fedeli – spiega Midori – non ce la fanno a partecipare alla celebrazione completa, perché hanno solo un paio d’ore di libertà dal lavoro e devono rientrare. Ma conta l’intenzione”.

Il nuovo parroco sta studiando con impegno per impadronirsi delle strutture della nostra lingua, ma comprende tutto e si spiega con un po’ d’inglese.

Particolare importante: le sue celebrazioni sono bilingui: russo antico e slavone (detto anche paleoslavo o antico slavo ecclesiastico). Si tratta di una lingua morta (scritta fino al 1700), con innesti di greco, ma compresa da tutti i popoli di origine slava.

Padre Valentin, come il suo predecessore Dragutan, non ha la congrua, ma è un prete lavoratore. È un esperto di antica tessitura, su telai a mano storici, tanto che ha visitato il museo laboratorio di Marta Cucchia, in San Francesco delle Donne, e si è trovato come a casa propria.

Ha due figli, un maschio e una femmina, di 33 e 39 anni, con due nipoti.

Appena arrivato, dopo essersi presentato alle autorità religiose locali, ha voluto personalizzare la chiesa con l’aggiunta di candelabri e icone di suo gusto.

Dice di trovarsi molto bene a Perugia e frequenta volentieri l’attigua Biblioteca comunale, nell’immobile restaurato che ospita anche la sede del Centro studi Aldo Capitini.

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