Chiesa e Gubbio in lutto, addio al parroco di cultura e battaglia don Fanucci: amato, scomodo ma trasparente (sempre)

il sindaco Stirati:  “Don Angelo era portatore di un messaggio dirompente"

La chiesa umbra è in lutto per la scomparsa di uno dei sacerdoti più apprezzati e conosciuti: ovvero don Angelo Fanucci. Ma è in lutto anche la città di Gubbio per la quale Don Angelo era un punto di riferimento anche sociale e civico. Un prete da strada, battagliero, a volte scomodo ma trasparente, un insegnante di scuola sempre presente.  Scrive il sindaco Stirati:  “Don Angelo era portatore di un messaggio dirompente che includeva in nome degli ultimi, dei diversi, dei segregati: il suo pensiero e il suo vissuto sull’integrazione e sull’inclusione sono stati davvero sconvolgenti, così forti e rivoluzionari da non lasciare indifferenti neanche i più lontani. 

Sono stato suo alunno negli anni in cui la sua spinta propulsiva come guida della Comunità di San Girolamo era al massimo della forza e non potrò mai dimenticare la sua lettura in classe della “Lettera a una professoressa” di don Milani, così appassionata, dirompente, capace di mostrare a tutti noi angolazioni e prospettive diverse, nonché la possibilità di trovare alternative concrete alla vecchia idea tradizionalista e classista di scuola. Don Angelo ha segnato la mia formazione prima come studente, anche attraverso l’adozione di una letteratura italiana, quella di Carlo Salinari, che allora sembrava un atto eversivo, e poi come politico e direi anche come sindaco: tutta la mia vita è stata profondamente attraversata dal messaggio rivoluzionario del quale don Angelo era portatore”.

Don Angelo Fanucci ha cercato di indicare ai giovani  una chiesa diversa, un modo differente di stare nel mondo cristiano, fatto di grande apertura e capacità di evitare sottigliezze astratte che rischiavano di dividere anziché di unire.

IL RICORDO DEL PRESIDENTE BACCHETTA - “Il ricordo che ci rimarrà  è di un religioso coraggioso, combattivo e capace di rompere gli schemi, entrando in sintonia soprattutto con le nuove generazioni, agli occhi delle quali ha interpretato un sistema diverso di valori e sensibilità. Il suo operato, anche in termini sociali con l’incessante impegno a favore della disabilità, lascia segni profondi sul tessuto non solo eugubino. E in chi lo ha incontrato e conosciuto più in profondità un’eredità importante che non può essere dispersa. Negli anni i suoi messaggi dirompenti non hanno lasciato indifferenti gli ambienti politici e culturali che con essi hanno avuto la possibilità e la fortuna di misurarsi. Il suo lascito pesante rimanga vivo e presente sul nostro territorio”.
 

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