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Chiedeva soldi fingendosi una dottoressa rimasta senza benzina, dopo tanti anni le vittime ritirano la querela

Riemerge in tribunale la vicenda della "dottoressa Citti", in un anno almeno 90 persone raggirate in giro per la città di Perugia

Quello che leggerete è un pezzo di archeologia giudiziaria che ogni tanto riemerge dal passato. Una storia con la quale centinaia di perugini hanno avuto a che fare come vittime potenziali o certe.

La sua carriera di truffatrice era terminata nel 2014 con l’arresto e l’invio in comunità terapeutica. La (falsa) “dottoressa Citti” (a volte anche avvocatessa o professoressa) e il suo lungo elenco di denunce (una novantina) sono di nuovo protagonisti in Tribunale.

Le modalità di richiesta di denaro fatte a passanti in giro per la città erano sempre le stesse, presentandosi come medico, avvocato o professoressa, fermava le vittime: «Sono la dottoressa Citti, ho lasciato la borsa in ospedale, mi presta 5 euro che sono senza benzina?».

Se si trovava nei pressi del tribunale si fingeva avvocato. Se era vicino ad una scuola si spacciava per una professoressa. Il suo mestiere, insomma, era spillare soldi ai passanti con le scuse più verosimili mai inventate e con tanti ignari cittadini che mossi da sentimenti caritatevoli aiutavano, per esempio, la “dottoressa” rimasta in panne senza benzina. A chi le prestava i soldi diceva che potevano andare il giorno dopo in un tal reparto o in un dato studio, dove l'avrebbero trovata con i soldi da restituire. Tutto falso.

Alla fine era stata arrestata dai carabinieri e messa agli arresti domiciliari dal giudice. Una settimana dopo veniva sorpresa in via Martiri dei lager dai carabinieri mentre chiedeva soldi con il solito sistema.

In tribunale si è celebrato l’ennesimo processo a carico della donna, difesa dall’avvocato Gianfranco Virzo, con la remissione di querela da parte di tre delle quattro vittime.

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