L'INTERVENTO Al posto dei Tre Ceri... spuntano tre salami per pubblicità

Non tutte le pubblicità fanno bene all'Umbria, non tutti i tentativi di valorizzare il made in Umbria sono rispettose del luogo dove viviamo. Ecco perchè toccare i Ceri vuol dire umiliare Gubbio, gli umbri e l'anima

A nessuno sarebbe venuto in mente - a nessuno, ne sono sicuro - di mettere in Piazza del Campo a Siena dei fantini del Palio a "cavallo" non del cavallo amato ma di un grande saporito "ricciarello" o di un "panforte", simboli anche questi di quella straordinaria parte della Toscana. Nessuno lo avrebbe fatto perchè il Palio, le radici, la storia della città sono sacre.

E forse, se ci pensiamo bene, sono l'ultima vera ideologia sopravvissuta in questi tempi dove la politica è vista come la peste e la crisi ha tolto tanta gioia di vivere e di credere in qualche cosa. Ma l'Umbria non è la Toscana - purtroppo è così!!! -: nonostante che anche da noi la rievocazioni storiche sono sacre, inviolabili e tremendamente belle e passionali, accade che qualcuno decide di giocare con il cuore e l'identità degli altri convinto di fare la cosa giusta e soprattutto di pubblicizzare al meglio il proprio prodotto made in Umbria. Ed ecco dunque che i Ceri di Gubbio vengono sostituiti in foto da tre salami.

Avete capito bene: da tre sa-la-mi (come si vede dalla foto). I Ceri sono il simbolo della nostra Regione ufficialmente riconosciuti nello statuto dell'Umbria. Ma i Ceri sono anche la festa più grande e conosciuta nel mondo che proviene dalla nostra Liliput Umbria. Ma non finisce qui: per chi crede i ceri sono una festa religiosa dove vengono portati in parata Sant'Ubaldo, San Giorgio e Sant'Antonio.

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Nella foto pubblicitaria le statue dei tre santi finiscono trasportati sul salame. Difficile dire altro. Da Gubbio arrivano commenti indignati. Da tutta l'Umbria pure. E si pensa anche ad un'azione di risarcimento per danno di immagine nei confronti dell'azienda di norcineria autrice della campagna pubblicitaria. E' proprio vero, purtroppo, l'Umbria non è la Toscana... e se continua così resterà sempre il "fratello strullo" di quel Granducato che sul turismo e sulla sua storia ha creato un marchio internazionale. Per favore... nessuno tocchi i nostri simboli... sarebbe un oltraggio!!!

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