L’acropoli è morta o possono individuarsi strategie di rilancio? Cosa cambierà? Intervista al media designer Fichera

“Non voglio fare il filosofo dei massimi sistemi, sentenziando cose come per rifondare bisogna prima abbattere"

Ma l’acropoli è veramente morta o possono individuarsi strategie di rilancio? Cosa cambierà? Potrebbero aprirsi nuove prospettive? C’è chi la vede con ottimismo… sebbene problematico. Un precedente servizio in tema ha sollevato diversi commenti: parecchi in sintonia, qualcuno in disaccordo. Il rilievo prevalente è quello che la nota fosse marcata da un eccessivo pessimismo. L’Inviato Cittadino è, al contrario, convinto che ci sia spazio per una prospettiva di rinascita. Come me la pensa un giovane, molto preparato e attento osservatore della realtà socio-economica della Vetusta.

In una intervista al media designer e guru della comunicazione Marco Andrea Fichera, che ha scelto di adottare il telelavoro, credo si sia dimostrato come (sono sue parole) “si possa fare business anche senza necessariamente spostare prodotti e alimentando una catena di lucro dove a guadagnare sono coloro che si limitano a trasportare, immagazzinare e consegnare merci”. Il riferimento è perfino ovvio.

Che significa: che venderemo profumi o ci faremo tagliare i capelli per via telematica? Certo che no. Ma, di sicuro, l’esperienza che stiamo vivendo ci sta ponendo di fronte a nuovi stili di vita, a modalità alternative di vivere, di relazionarsi, di operare.

Dice Fichera: “Non voglio fare il filosofo dei massimi sistemi, sentenziando cose come 'per rifondare bisogna prima abbattere'. È comunque evidente come questa crisi abbia smosso alle fondamenta le nostre certezze e i nostri stili di vita”.

Come vedi il prossimo futuro? “Ci saranno delle limitazioni negli spostamenti internazionali. Pertanto, di certo nei prossimi mesi, il turismo sarà principalmente interno e nel trend locale verranno privilegiati i luoghi con minor densità di persone”.

Quali i prevedibili riflessi sull’acropoli? “Il centro di Perugia avrà quindi un potenziale unico, sarà percepito come privilegiato, migliore, più sicuro di
un affollato e caotico centro commerciale o di una spiaggia di Ibizia. Servono persone che sappiano cogliere queste opportunità”. 

Considerato il caro affitti dei negozi, cambierà la mentalità degli operatori, il rapporto tra locatori e locatari? Quei canoni esosi non sono ormai fuori da ogni logica? “Io sono dell’idea che gli affitti nell’acropoli sono fuori mercato per il semplice motivo che, fino a ieri, c’erano negozianti disposti a pagare quelle cifre. Ma oggi il mondo è cambiato”.

Cosa intendi, di preciso? Quell’avidità, e quei canoni, sono ormai ingiustificati? “Penso che non sia solo un problema dei proprietari esosi, ma abbiano un ruolo anche coloro che, per troppo tempo, hanno accettato di pagare quei canoni, pur essendo consapevoli di pagare troppo”.

Insomma, le colpe vanno divise a metà e il tempo delle vacche grasse è finito per sempre? “Il negozio al centro dava prestigio ma, anche per effetto della diminuita residenzialità, ormai certi costi sono assurdi e insostenibili. Senza contare che nella ex periferia sono sbocciati centri commerciali finora inimmaginabili che hanno finito col soppiantare il centro. La cui offerta si è immiserita, appiattita, banalizzata”.

Diceva Lenin, alla fine del discorso, “Che fare?”. “Oggi le opportunità ci sono, concrete, tangibili, e può essere questo il momento giusto per cambiare
mentalità e comportamenti”

Quali i motori del cambiamento? “Parlo non solo di Perugia, ma penso a un contesto nazionale. Servono commercianti illuminati, amministratori responsabili e capaci di assumere coraggiosamente scelte impopolari, ma necessarie. È ora che anche le opposizioni inizino a lavorare per i cittadini, facendola finita con la loro sterile campagna elettorale perenne”.

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Insomma: l’acropoli potrà rinascere? “Per me, oggi, al netto dei problemi di liquidità di questi mesi presenti e futuri, la pandemia potrebbe risultare un fatto in grado di portare a rivalutare luoghi come l’acropoli di Perugia. Il fatto è che servono persone capaci di guidare il cambiamento”.
 

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