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Più sicuro, ma sempre più povero di locali e negozi: il centro storico di Perugia perde pezzi a favore della periferia

Dal 2008 ad oggi tutti i settori più in crisi nell'acropoli. Addirittura chiudono tabaccai, bar e alberghi. Tutti i dati ma non è tutto perduto: la ricetta di Confcommercio. E poi il recupero del Turreno e del Mercato Coperto. La speranza non è morta...

Se bar, ristoranti, disco-pub ed enoteche hanno deciso di andarsene dal centro storico di Perugia vuol dire che l'acropoli è meno conveniente, meno accattivante e con molte meno persone in movimento. Colpa anche della crisi economica che ha dimezzato il potere d'acquisto alle famiglie oltre che delle cattive abitudini dei cittadini che vogliono spostarsi sempre in auto e reclamano un parcheggio a pochi metri dall'attività commerciale. Il centro di Perugia, nonostante il netto miglioramento della sicurezza e il successo degli eventi, si sta spopolando sempre di più, come accade in molte altre parti del Paese soprattutto per le acropoli arroccate su un colle.

Una situazione difficile che non è sempre giustificabile con la crisi. Prendiamo ad esempio i pubblici esercizi: dal 2008 ad oggi in centro storico il saldo è negativo per il 7,52%, mentre in periferia il saldo è positivo per il 21,62%. Insomma anche un settore sano e che tira a livello economico tende a tenersi alla larga da via dei Priori. Ci sono tipologie di imprese che nei centri storici sono diventate quasi una rarità, come gli impianti di carburante - a Perugia dei 9 del 2008 sono rimasti solo 3, e che si stanno “assottigliando” progressivamente, come i tabacchi: a Perugia c’erano 24 attività nel 2017, contro le 31 del 2008, con un -21,8%. Persino la cornice storica, molto amata dai turisti che vengono in Umbria, non è più indispensabile anche per alberghi e ristoranti: sono diminuiti nel centro storico di Perugia del 7,35%. Al contrario, il trend è fortemente positivo “fuori dalle mura”, con un + 20,11%.

Entrando nel dettaglio delle tipologie di attività, ad avere subito un vero crollo nei centri storici (a Perugia -20,80%; a Terni -23,14%), ma anche nella periferia (Perugia -10,5%; Terni -17,32%), sono gli esercizi specializzati, ovvero quelli che vendono articoli di abbigliamento, calzature ed articoli in pelle, prodotti farmaceutici e medicali, orologi, souvenir, materiali per la pulizia, fiori, etc. Pesante la situazione per quanto riguarda i negozi al dettaglio di articoli per la casa, tessili, ferramenta, tappeti, forniture elettriche o mobili: a Perugia il calo è stato del 52,4%; a Terni del 10,16%. Ma per Confcommercio nulla è tutto perduto dato che si può invertire la rotta con una serie di interventi che spettano sia ai cittadini, alle istituzioni e ai commercianti stessi.

“La sfida - ha spiegato il presidente Mencaroni - richiede l’impegno di tutti i soggetti coinvolti e di tutte le istituzioni.La richiesta di meno tasse e più incentivi per le imprese commerciali è solo una faccia della medaglia, perché noi riteniamo che sia prioritario lavorare anche sul contesto, sulla residenzialità, sui servizi anche innovativi per cittadini e turisti, nella individuazione di attrattori veri, innalzando complessivamente la qualità della vita nei centri urbani, quali luoghi di produzione di valori, non solo economici, ma soprattutto culturali e sociali”. Il rilancio del centro - come programmato dalla Giunta Romizi - passa anche per tre grandi investimenti in corso d'opera: il recupero del Turreno - cinema, teatro, concerti -, il Mercato Coperto (il centro commerciale del centro storico) e l'auditorium di san Francesco al Prato. La speranza è ancora alta per salvare il centro torico perugino.

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