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Cronaca Centro Storico / Largo Porta Pesa

Porta Pesa, il centro scommesse della discordia: "Attivato nel rispetto della legge e non ci sono slot"

La Sala scommesse alla Pesa è ormai una realtà e a nulla sono valse le proteste. Ma perchè nessuno protesta per le slot a pochi metri lì?

La Sala scommesse alla Pesa è ormai una realtà.  A nulla sono valse le proteste, ampie e condivise da ampi strati della popolazione: dai residenti della Pesa ad associazioni come Libera, Società di Mutuo Soccorso, Vivi il Borgo, Borgo S. Antonio e Porta Pesa.

Win 365 è sorta nei locali ex merceria, nei pressi del grande cedro del Libano, accanto al supermercato dei cinesi e all’elementare Primo Ciabatti. A un tiro di schioppo dalla materna Montessori, dalla media Foscolo (dentro all’ex convento di san Tommaso), e dal liceo Galilei, al Parco di Santa Margherita.

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Si dice: “Non è un bell’esempio per bambini e ragazzi”. La domanda ottiene risposta positiva, se ci si riferisce all’aspetto educativo. Diversa la cosa, se si considera che non sono certo i bambini il target del business: all’esterno, infatti, è ben visibile la limitazione “+ 18”. Questo il commento asettico di uno studente. Che prosegue con una constatazione e un commento acido: “La struttura si è attivata nel rispetto della legge, tanto che si tratta di un centro scommesse sportive e dentro non c’è traccia di slot. Che invece, stranamente, si trovano a pochi passi da lì: nel Bar Porta Pesa, gestito da cinesi, ad angolo tra via dei Ciechi e lo slargo,”. È vero. E segue la battuta un po’ razzista, ma fondata: “Perché a loro non rompono mai le scatole e agli italiani sì?”.

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Non si capisce, insomma, come un diverso trattamento sia stato fatto in proposito. E come mai i genitori e i residenti, che si sono mossi lancia in resta contro questo centro scommesse, non abbiano fiatato per le slot, solo pochi metri più in là. In proposito c’è da dire che il bar sotto l’Arco dei Tei, “Uno + Uno”, che pure aveva delle macchinette, ha deciso “motu proprio” di liberarsene. Questione di sensibilità, si commenta.

Le reazioni della gente vertono su diversi aspetti. Primo: le frequentazioni. Si dice che i giocatori sia gente non molto “per la quale” e che intorno a loro si muova un sottobosco di usura e affari poco chiari. Affermazioni generiche e tutte da verificare. Si sostiene che c’è anche un problema di sosta, in una zona dove le multe fioccano a tutta birra.

Qualcuno – più interessato alla vivibilità della zona – osserva che quei locali erano pronti per ospitare una macelleria, con possibilità di realizzarvi sia il laboratorio che il negozio. Si pensava anche a un negozio di scarpe, che in zona latita. Ma che ci volete fare? Forse, si maligna, gli attuali gestori erano disposti a sottoscrivere un contratto d’affitto più oneroso.

Chiacchiere. Intanto una corposa sottoscrizione con un migliaio di firme è stata presentata al Comune. I genitori sono letteralmente avvelenati e si dichiarano disposti ad andare fino in fondo. Ma in fondo a che? Si dovrà dimostrare che in quel luogo si opera in spregio delle leggi e delle regole. Per ora, si vede all’esterno, affissa sul vetro, la necessaria autorizzazione ministeriale. Con tanto di stemma della Repubblica Italiana. E il logo AAMA (autorizzazione dei Monopoli) che garantisce “gioco legale e responsabile”.

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