Sentenza esemplare, giustizia è fatta per Sergio Scoscia e la madre

Condanna pesantissima per l'assassino di Sergio Scoscia e la madre, le due vittime brutalmente uccise nella villetta di Cenerente. Anche il Comune di Perugia verrà risarcito di 100 mila euro. Le "belve" - come furono definite durante il processo - ora sono tutte in carcere

Ergastolo e tre anni di isolamento diurno (il massimo previsto) per Alfons Gjergj, l’uomo che ha ucciso secondo la Corte d’Assise di Perugia, Sergio Scoscia e la madre nella villetta di Cenerente. L’uomo è stato inoltre condannato al risarcimento di 100 mila euro a testa per la sorella e il nipote delle vittime. Centomila euro di risarcimento inoltre al Comune di Perugia, difeso da Luciano Ghirga.

Nessuna reazione da parte dell’imputato che è stato immediatamente allontanato dall’aula per essere riportato in carcere. “Una sentenza che consideriamo ingiusta” ha invece dichiarato Luca Maori immediatamente dopo la lettura del verdetto. “Abbiamo tentato di dimostrare in ogni modo l’estraneità di Alfons Gjergj da questa storia, ma evidentemente non è bastato, forse complice il fatto che l’imputato era un extracomunitario senza permesso di soggiorno”. 

CRONISTORIA - La sentenza era attesa per lo scorso 30 ottobre, poi il colpo di scena in aula con il quale la Corte d’Assise ha deciso di rinviare tutto e acconsentire a una nuova perizia. In base alla tesi difensiva portata avanti dall’avvocato Luca Mauri che difende  Alfons Gjergji, sull’arma del delitto vi sarebbero in tutto tre impronte digitali: una maschile e due femminili. Se due di queste appartengono senza ombra di dubbio alle vittime, la terza sembra invece essere di una donna che, secondo, il legale avrebbe ucciso a sangue freddo Sergio Scoscio e Maria Raffaelli. 

A non vederla, invece allo stesso modo è stato però il pm Claudio Cicchella che aveva chiesto, lo scorso 23 ottobre, una pena esemplare per l’uomo che secondo l’Accusa è in realtà il capo della banda che ha ucciso e rapinato le vittime. Il pubblico ministero, infatti, dopo una lunga requisitoria si era rivolto alla Corte pronunciando la parola ergastolo. Secondo l’Accusa Alfons sarebbe, perciò, senza ombra di dubbio complice del duplice omicidio, venuto appositamente da Roma, dove viveva con la ex fidanzata, per compiere il drammatico gesto. Era lui, come ha detto il pm, “l’esperto” dei furti. Il pomeriggio del 5 aprile 2012 andò a fare un sopralluogo insieme ai suoi complici fuori dal casolare, entrando in azione la notte stessa. “Sono troppo discordanti le versioni dei tre - ha dichiarato il Pubblico ministero in aula - nessuna combacia fra loro”. Se, infatti, Gjergji dichiara di non aver mai messo piede in quella casa e di non avere nulla a che fare con la morte Maria Raffaelli e Sergio Scoscia, Laska e Gioka hanno dato invece una versione completamente differente, affermando che fu proprio Alfons Gjergji a uccidere i due perché ubriaco. Una versione, quest’ultima, considerata un vero e proprio complotto dall’imputato, convinto del fatto che Laska abbia convinto a suon di cazzotti Gioka a incolpare proprio lui.

In base alla versione data, infatti, da Gjergji, lui avrebbe aspettato i due assassini in auto, addormentandosi mentre loro stavano compiendo il furto e uccidendo brutalmente madre i figlio. Poi avrebbe accompagnato Laska e Roma e lo avrebbe ospitato a casa sua, comprandogli il giorno stesso un biglietto per fare ritorno in Albania. Una versione, però, che secondo l’Accusa non regge, convinta del fatto che l’imputato si sia macchiato del reato di duplice omicidio.

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