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Perugia celebra Sant’Ercolano: è il difensore della tradizione e dell'Università

Il vescovo e martire, defensor civitatis, sarà celebrato in due giornate: il 6 e 7 novembre prossimo. Monsignor Bromuri: "E' il difensore della tradizione culturale di un popolo orgoglioso della sua identità, contro degli stranieri invasori".

Il 6 e il 7 novembre la Chiesa perugina celebra la solennità di sant’Ercolano, vescovo e martire, defensor civitatis, patrono della città e dell’Università degli Studi di Perugia, con tre appuntamenti religiosi. Il giorno della vigilia della solennità, mercoledì 6 novembre, alle ore 19, nella chiesa intitolata al Santo patrono, si terrà la celebrazione dei Primi Vespri presieduta dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti. Giovedì 7 novembre, alle ore 10.30, sempre nella chiesa di Sant’Ercolano, si terrà la S. Messa celebrata dai sacerdoti della città e, nel pomeriggio, alle ore 19, presso la chiesa dell’Università degli Studi, l’arcivescovo presiederà la celebrazione eucaristica con i sacerdoti della Pastorale universitaria, alla quale prenderanno parte il corpo docente, gli studenti e il personale amministrativo dell’Ateneo.

«Quest'anno le celebrazioni per la festa del Santo patrono defensor civitatis – commenta mons. Elio Bromuri, vicario episcopale per la cultura e rettore delle chiese di Sant’Ercolano e dell’Università – avvengono in due luoghi significativi: la chiesa a Lui intitolata, che sorge sul luogo dove è stato in un primo tempo sepolto dopo la decapitazione  avvenuta secondo il Martirologio romano il 7 novembre del 547; la chiesa dell'Università per sottolineare che anche questa importante Istituzione culturale ha scelto come proprio patrono il Vescovo, che è stato difensore della fede, ma anche difensore della tradizione culturale di un popolo orgoglioso della sua identità, contro degli stranieri invasori».

 «La città intera e in special modo l'Università, in questo giorno – prosegue mons. Bromuri –, celebrando il proprio Patrono esaltano anche la propria civiltà che ha radici antiche e riflettono sulla necessaria assunzione di responsabilità nei confronti del futuro». Nell’evidenziare le «radici antiche della civiltà perugina», il sacerdote fa un'osservazione: «restringere il proprio passato al Risorgimento, come alcuni storici locali ritengono di fare, è un errore di prospettiva che impoverisce la conoscenza piena della città. Il ricordo di sant'Ercolano e della vicenda che ha riguardato il popolo perugino – conclude mons. Bromuri – arricchisce e allarga lo spazio della comprensione e del valore di Perugia».

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