Strage dei pesci nel Tevere. Legambiente: "Cassazione dichiara inammissibile ricorso della Distilleria Di Lorenzo"

Confermata la sentenza della Corte di Appello e il risarcimento di 10 mila euro per danni morali a Legambiente

Anche la Cassazione dà ragione a Legambiente dopo il ricorso della Distilleria Di Lorenzo alla sentenza avversa del tribunale di Perugia sull'inquinamento del fiume Tevere che aveva causato, quasi 10 anni fa, una strage di pesci. Oltre un chilometro di fiume dove galleggiavano prive di vita grosse carpe, cavedoni, barbi, lasche e alborelle. L'ecatombe di pesci ha interessato il tratto di fiume che va dallo sbarramento della centralina per la produzione di energia elettrica a risalire sino a circa 500 metri a monte del ponte della ferrovia, per un totale di circa un chilometro di asta fluviale.

L'Arpa Umbria e il Nucleo Ecologico dei Carabinieri a seguito delle loro indagini individuarono le cause: uno scarico incontrollato, secondo Legambiente, proveniente dalla Distilleria Di Lorenzo che ha causato un abbassamento repentino dell’ossigeno disciolto nell’acqua al di sotto della soglia minima di sopravvivenza in una situazione molto fragile di carenza idrica.

"Nel 2015, a distanza di 7 anni - si evince dalla nota di Legambiente - la proprietà della Distilleria Di Lorenzo è stata condannata a quattro mesi di reclusione, oltre le spese processuali e al risarcimento del danno alla parte civile. La pena viene sospesa a condizione che risarcisca (10mila euro) Legambiente, che si è costituita parte civile, entro 120 giorni dal passaggio in giudicato. La proprietà della Distilleria De Lorenzo non ne vuole sapere di compensare il danno morale e si rivolge in Cassazione, che però conferma la condanna della Corte d’Appello con la sentenza".

“La Cassazione  – dichiara l'avvocato Emma Contarini del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Umbria, che ha seguito la costituzione di parte civile dell'associazione ambientalista – conferma il riconoscimento del danno morale, l'auspicio è che serva da monito per chi inquina senza nessuna remora e pensa di poterla fare sempre franca, trincerandosi dietro posti di lavoro e sviluppo economico del territorio. L’ambiente, le risorse naturali, la salute dei cittadini e i diritti generali e diffusi non possono e non devono mai essere barattati. Sbaglia sempre chi contrappone lo sviluppo alla salvaguardia ambientale.  Speriamo che la sentenza serva anche per tenere alta l’attenzione sulla salvaguardia delle acque e per rafforzare la difesa degli ecosistemi del fiume Tevere. Questa sentenza restituisce anche speranza a chi, cittadini e associazioni ambientaliste, da anni si battono per migliorare la qualità del territorio e del Tevere”.

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