Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako: "Nelle udienze rivivo le sofferenze subite"

La donna è parte civile del processo d'appello per la sua espulsione

"Vivo con sofferenza, le udienze sono un momento in cui rivivo quello che è mi è accaduto, i dettagli dolorosi, le violenze vissute. Ma è un dovere”. Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kasako Muktar Ablyazov, oggi è tornata a Perugia per partecipare all'udienza del processo di appello per la sua espulsione dall'Italia. Per il procedimento, in primo grado il Tribunale di Perugia aveva condannato  l’ex capo della Squadra Mobile di Roma ed ex questore di Palermo Renato Cortese, l’ex capo dell’ufficio immigrazione della Questura di Roma, Maurizio Improta, e i due poliziotti Francesco Stampacchia e Luca Armeni a cinque anni di reclusione e all’interdizione perpetua dei pubblici uffici, il giudice di pace Stefania Lavore a due anni e sei mesi e gli altri poliziotti, Stefano Leoni a tre anni e mezzo di reclusione, mentre Vincenzo Tramma a quattro anni. Condanne che, tranne che per il giudice di pace, avevano riconosciuto oltre ai i falsi, anche del reato di sequestro di persona.

Oggi l'udienza del processo di secondo grado, rinnovato per decisione dei giudici - presidente Paolo Micheli - per sentire le testimonianze dell'ex procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Nello Rossi, e il pm Eugenio Albamonte che si occuparono di concedere il nulla osta dell'espulsione di Shalabayeva. "Sin dall’inizio sono state violate tutte le leggi e tutti i miei diritti. Se i poliziotti si fossero comportati come avrebbero dovuto il destino sarebbe stato diverso” ha aggiunto ancora. 

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