Caso Marra, la requisitoria finale del Pm: "E' stata uccisa. E tutti gli indizi portano a Bindella"

Oggi in aula la lunga requisitoria del pm Petrazzini: Bindella rimane ancora imputato per l'omicidio della giovane studentessa pugliese. Ecco perchè secondo l'accusa

Dopo 10 anni ancora non trova la parola fine il giallo sulla scomparsa della studentessa pugliese Sonia Marra- nonostante non sia mai stato ritrovato il cadavere- in circostanze ancora tutte da chiarire.

Oggi si è tenuta una nuova udienza davanti al giudice, con la lunga requisitoria del Pm Giuseppe Petrazzini, volto a far luce sul mistero che avvolge la scomparsa della giovane- all’epoca 25enne, e dell’iimputato  Umberto Bindella, ritenuto dall’accusa il potenziale responsabile della sua morte. In aula erano presenti i genitori e lo stesso Umberto , che- nelle lunghe ore di esposizione della tesi accusatoria- ha mostrato una stoica impassibilità.

Ci sarebbero-secondo l'accusa- gli indizi contro il ragazzo, all’epoca una Guardia del Corpo forestale dello Stato e studente alla scuola di Teologia, dove la stessa Sonia lavorava come segretaria, e fu proprio quello il luogo del primo incontro che si trasformò per la giovane in un una vera e propria infatuazione, per lui invece,  "una possibilità per trarre vantaggio alla scuola". A dimostrazione di ciò, secondo quanto riferito dal Pm- spunta un vecchio voto falsificato dalla stessa Marra in favore di Bindella e poi sms, chiamate, e un test di gravidanza per verificare  una presunta gravidanza.

L’uomo ha sempre negato di aver avuto rapporti completi con Sonia, perché “ancora vergine e  nutrito da scarso interesse”, tesi poi ritenuta assolutamente falsa dall’accusa in seguito a messaggi che lei avrebbe mandato alle amiche con frasi del tipo: “Lo abbiamo fatto ed è stato bellissimo”. Ascoltato l’ex fidanzato della giovane che ha ribadito come tra loro, al momento della loro relazione, siano stati consumati normali rapporti sessuali.

Insomma, una rete di bugie e inganni al fine di dimostrare che loro due erano poco più che sconosciuti? E’ tutto ancora da dimostrare, fatto sta che-secondo la requisitoria-la giovane sarebbe scomparsa dalle 16.20 in poi del 6 novembre del 2006 (da quel momento i suoi telefoni risultarono per sempre fuori uso” e qualcuno che intorno alle 19, sempre di quel giorno, entrò in casa di Sonia in maniera quasi furtiva e sospetta, come raccontato da testimoni dello stesso stabile dove viveva la studentessa.

"Solo qualcuno che conosceva Sonia poteva sapere che quello era il suo appartamento, in quanto non c’era nessuna targhetta con il suo nome, e ci viveva da poco, in forma quasi anonima. “Colui che commette un delitto può avere l’impellenza di tornare in casa per distruggere le prove”- sostiene il Pm.

E poi spunterebbe una intercettazione telefonica tra il Bindella e un amico  poliziotto che, dopo aver visto un programma televisivo che mostrava la ricostruzione di quel giorno, in cui un presunto uomo nero sarebbe entrato nell’appartamento di Marra per poi dileguarsi a bordo di un’auto bianca, l’amico chiede all’indagato, per tre volte, se fosse sua quella macchina. Ma lui risponde con un semplice “la tinteggerò”, spiegando come dalla trasmissione siano emerse due persone: l’uomo nero che entra in casa e qualcuno collegato alla scomparsa di Marra. Forse, secondo il Pm, l’amico aveva capito che Bindella potesse entrarci qualcosa. "Forse tengono il telefono sotto controllo, spiega a Bindella". Insomma, cartina tornasole, secondo l’accusa- delle dichiarazioni dell’amico poliziotto.

Ancora tutto si gioca sul sottile filo del tempo. Dai tabulati Sonia rimase al telefono con la famiglia fino alle 16.20, con la promessa di risentirsi alle 21. Ma da quell’ora il telefono non squillerà più. Il tabulato telefonico di Bindella evidenzia invece come alle 12.20 Sonia tenti di chiamarlo al telefono, risultato irraggiungibile fino a 00.47 del 17 novembre 2006.

Ma cosa aveva fatto Bindella il giorno della scomparsa di Sonia? Un appuntamento a Santa Maria degli Angeli intorno alle 15, per poi ripartire intorno alle 17.15 circa per andare a scuola di inglese a Perugia, intorno alle 19.15. Un alibi di ferro? Non per l’accusa. Bindella avrebbe infatti avuto tutto il tempo di tornare a Perugia, andare da Sonia intorno alle 19-orario in cui i testimoni riportano di aver visto un uomo in casa sua- e poi andare a lezione, visto che la registrazione non veniva effettuata prima delle 19.40. Inoltre casa di Marra e la scuola di inglese, avevano una distanza di soli 4 chilometri.

Ma perché si sarebbe dovuto accanire contro la povera studentessa? Una donna sola, come emerge dalle indagini, fragile e chiusa e senza troppe compagnie che forse vedeva nel Bildella, con un lavoro e già sistemato-una possibile situazione di stabilità, lontano forse dalla sua (studentessa fuori corso con un lavoro precario e da poche ore alla settimana). Una presunta gravidanza, e l’assoluta contrarietà dell’uomo a questi progetti. Nonostante- secondo il Pm-Bindella abbia sempre negato rapporti sessuali con Sonia, sarebbe stato proprio lui a portagli il “kit” per il test, per “obbligarla” a farglielo fare davanti ai suoi occhi, come se avesse paura che lei potesse mentirgli.

Anche se dopo dieci anni un corpo non c’è, per l’accusa rimane incontrovertibile l’impossibilità di un allontanamento spontaneo, nè tantomeno il suicidio. Quel giorno aveva comprato addirittura verdura fresca (fu ritrovato uno scontrino in casa), aveva parlato 45 minuti con la famiglia-senza lasciar trapelare nulla- e nessun biglietto, nessuna parola, niente di niente che possa ricondurla ad aver compiuto un gesto estremo. Si tornerà nuovamente in aula il 2 novembre, con la conclusione della requisitoria del pm e l’arringa della difesa. 

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