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Cronaca Città di Castello

Caso Pecorelli, la procura albanese chiede una condanna a 8 anni per truffa

Presto l'udienza nella quale i legali difensori cercheranno di smontare le ipotesi dell'accusa

Rischia otto anni di carcere in Albania. Per Davide Pecorelli, l'imprenditore ex arbitro biturgense che si era finto morto carbonizzato nel Paese balcanico e che era poi riapparso in Italia a bordo di un gommone diretto all'isola di Montecristo, la procura di Puka avrebbe chiesto una condanna pesantissima. I reati che gli vengono contestati sono fondamentalmente due: la truffa aggravata dall'evento e l'attraversamento a piedi delle frontiere. In pratica è accusato di aver finto la propria morte dando fuoco all'auto al cui interno erano state sistemate ossa umane che Pecorelli ha affermato essergli state date da un sacerdote. La truffa sarebbe stata ai danni della concessionaria dalla quale aveva preso a noleggio una Skoda Fabia. Ma la società sarebbe già stata risarcita per il danno. 

Preoccupazione e prudenza per il legale che lo assiste, Andrea Castori. "Abbiamo ricevuto gli atti - spiega - sono in lingua albanese e stiamo procedendo alla traduzione. Dobbiamo capire meglio come è stata motivata la richiesta del pm. Sembrerebbe che gli 8 anni siano comprensivi dello sconto della pena previsto dal rito che abbiamo scelto e che è simile al rito abbreviato italiano".

I difensori avevano proposto un patteggiamento, ma pare che l'istanza sia stata rigettata. Adesso dunque all'imprenditore non resta che difendere la propria posizione in aula, durante la prossima udienza. 

La storia della finta morte

Davide Pecorelli era scomparso nel gennaio 2021 a Puka, dove era stata ritrovata bruciata l'auto che aveva noleggiato. Da quel momento dell'imprenditore altotiberino si erano perse le tracce fino a quando, 9 mesi dopo, è stato ritrovato vivo e vegeto a bordo di una barca vicino all'isola di Montecristo. Qui, secondo quanto ha raccontato, avrebbe non solo cercato un tesoro composto da monete antiche. 

Oltre al procedimento penale in Albania, è stato giudicato anche in Italia, da tribunale di Grosseto e da quello di Perugia. In Italia è stato accusato di autocalunnia e sostituzione di persona. Rientrato in Toscana, infatti, aveva alloggiato in una struttura ricettiva fornendo una falsa identità: si era fatto passare per un geologo.

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