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Cronaca

Caso Palamara, la Procura Generale contro la richiesta di ricusazione dei giudici

Si torna in aula il 9 maggio: "Non sussistono ragioni per ritenere un interesse dei giudici nel processo"

La Procura Generale di Perugia contesta la ricusazione dei giudici fatta da Luca Palamara, imputato presso il Tribunale di Perugia che lo sta giudicando.

Secondo la Procura Generale "non sussistono ragioni per ritenere un interesse dei giudici nel processo, in quanto le condotte addebitate all’imputato, in relazione alle quali l’Associazione nazionale magistrati ha inteso presentare la propria domanda di costituzione di parte civile nel processo penale pendente presso il Tribunale di Perugia, sono condotte che, sulla base della prospettazione accusatoria, si pongono in assoluto contrasto con i principi che governano l’agire del magistrato e che danneggiano il prestigio e l’indipendenza della magistratura. Questi valori sono propri della funzione giurisdizionale ed esistono indipendentemente dall’esistenza dell’ANM, che quei valori si propone di tutelare. Sono i valori a cui ogni magistrato, proprio perché tale, deve ispirare quotidianamente il suo lavoro, e si pongono a fondamento della sua funzione istituzionale requirente o giudicante. Valori che esistono indipendentemente dall’essere iscritto all’Associazione Nazionale Magistrati" si legge in una nota della Procura Generale.

"L’interesse morale convergente tra i magistrati giudicanti iscritti all’Associazione Nazionale Magistrati e quest’ultima, che quei valori di imparzialità, autonomia ed indipendenza della Magistratura ha per statuto il compito di proteggere, è un falso problema. Il valore morale-etico ed al contempo il valore giuridico tutelato statutariamente dall’ANM è lo stesso valore che anima il magistrato nella sua funzione quotidiana di esercizio della giustizia, prima ed indipendentemente dall’essere iscritto ad una Associazione che di quegli stessi valori si erge a paladina. In caso contrario si arriverebbe alla paradossale conclusione che nessun magistrato, e non solo il magistrato iscritto all’ANM, potrebbe giudicare di questi fatti perché sempre avrebbe un interesse alla tutela ed al rispetto di quei valori che l’ANM si prefigge per statuto di proteggere" conclude la nota.

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