L'appello disperato della sorella di Sonia Marra: "Undici anni di agonia, diteci dov'è il corpo"

Il processo per la scomparsa di Sonia Marra è alle battute finali, si avvicina la sentenza. "Che qualcuno si metta le mani sulla coscienza e ci dica che fine ha fatto, dov'è il suo corpo. Almeno per metterle un fiore sulla tomba"

Risposte, nessuna. Interrogativi, tanti, assillanti e che non riescono a mettere fine a una dolorosa storia che da oltre dieci anni tormenta la famiglia di Sonia Marra. Era appena una giovane studentessa iscritta al corso di laurea in Tecniche di Laboratorio Biomedico quando di lei si perse ogni traccia. La sua vita, i suoi sogni, le sue abitudini, la sua quotidianità che spartiva tra studio, lavoretti da segretaria e assidui contatti con la famiglia, di colpo sono stati cancellati quel maledetto 16 novembre del 2006.

Ma che fine ha fatto la 25enne di Specchia che dalla Puglia si era trasferita nel capoluogo umbro per studiare? Cosa le hanno fatto? La famiglia, su questo punto, è inamovibile. Sonia non si è suicidata. Tantomeno si è allontanata volontariamente. “Sonia l’hanno ammazzata il giorno in cui scomparsa”. Intanto, l’unico imputato per omicidio volontario è il marscianese Umberto Bidella, che si è sempre dichiarato innocente. Per lui il pm Giuseppe Petrazzini ha chiesto 24 anni di reclusione.

“Sonia era una ragazza dalla vita specchiata”. Inizia così il tormentato ricordo della sorella Anna, sei anni e mezzo più grande, che anche domani insieme ai genitori sarà in aula, dinanzi ai giudici della corte d’assise, per assistere all’ultimo round del processo per la scomparsa dell’allora 25enne Sonia.

“Speriamo che questo lungo processo sia la svolta per cercare di far luce sulla fine di mia sorella, e che non sia stato una perdita di tempo. La verità su Sonia sarà una liberazione per me, i miei fratelli e i miei genitori. Solo chi vive questa angoscia può capire. Non avere risposte diventa un tormento continuo”.

“Mia sorella non aveva problemi tali da indurla a compiere un gesto estremo e soprattutto non aveva nessun motivo per scappare, per cambiare vita, anzi. Tra i discorsi che faceva palesava la voglia di tornarsene a casa. Lei era la piccola della famiglia, quella più coccolata. L’estate spesso la trascorreva a Specchia insieme a noi".

"E' stata ammazzata. Lo stesso giorno in cui è sparita. Soprattutto, non si sarebbe mai allontanata da nostra madre con cui aveva un rapporto molto forte”. La sua era una una vita lineare, semplice, e soprattutto Sonia era una ragazza ingenua, 'pura'. Doveva ancora crescere". 

Qual è il ricordo più bello che hai di Sonia? “Lei, nella sua interezza, nel suo modo di essere. Semplice e genuino. Mi ricordo che un giorno venne a trovarmi a Roma dove io vivevo insieme al mio compagno. Mi preparò la cena per farmi una sorpresa. Sapeva che sarei rientrata tardi dal lavoro.. E’ solo uno dei tanti momenti felici che mi legano a lei."

Ti ha mai raccontato qualche episodio particolare durante il periodo trascorso a Montemorcino? "No, nessun episodio particolare. Era riservata, ma se avesse avuto qualche problema ce lo avrebbe detto, ce ne saremmo accorti. Non si è mai lamentata della città, nè di qualcuno in particolare". 

"Vogliamo la verità e soprattutto vogliamo il corpo di Sonia. Deve ritornare a casa. Andare al cimitero per andare a trovarla sarebbe già qualcosa. Stare in sospeso, senza neanche un corpo su cui piangere... non si trova pace così. L'età dei miei genitori sta avanzando, non hanno tutto il diritto di riavere la loro figlia? Speriamo che qualcuno si metta le mani sulla coscienza e ci dica che fine ha fatto Sonia, dov'è il suo corpo. Almeno per metterle un fiore sulla tomba. Almeno questo". 

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