Caso Marra: "Aiutò l'omicida a crearsi un alibi", il pm chiede tre anni per l'amico di Bindella

Oggi la requisitoria del pm Petrazzini e la richiesta di condanna: ecco il ruolo avuto nella torbida storia, almeno secondo l'accusa, di un giovane della Guardia di Finanza

Per la scomparsa di Sonia Marra, oltre a Bindella, imputato per omicidio, il Pm questa mattina in aula ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione, oltre all’interdizione a pubblici uffici per 5 anni, per il  finanziere Dario Galluccio, accusato di “favoreggiamento” per l'omicidio della studentessa pugliese, di cui si sono perse le tracce da dieci anni.

Per il coimputato, che non era presente in aula, il Pm Petrazzini ha rivolto l’appello di dire la verità sui fatti, in modo tale da agevolare anche la sua posizione. Secondo l’accusa, ancora per motivi tutti da chiarire, il finanziere amico di Bindella, avrebbe contribuito a creare un alibi in suo favore.

Non sono chiari i rapporti tra i due-ha ribadito il Pm in aula, non c'è ancora nessuna spiegazione del perché Galluccio avrebbe dovuto rischiare di entrare in una vicenda giudiziaria e rischiare di compromettere la  carriera da finanziere. Sono tante, secondo l’accusa, le discrepanze delle testimoniane riportate dal finanziere, tali da indurlo a credere di aver “coperto l’amico”.

Bindella dichiarò che la sera della scomparsa di Sonia, intorno alle 21 aveva avuto un appuntamento con l’amico finanziere Dario, un orario che comunque contrastava con la ricostruzione del delitto, perché antecedente alle 19. Perché allora crearsi un alibi con un orario non coincidente alla scomparsa di Marra? Secondo l’accusa, Galluccio prima di quell’orario sarebbe stato in servizio, inoltre, “chi potrebbe pensare che dopo aver compiuto un omicidio si possa tranquillamente uscire come se nulla fosse?”

Ma per il Pm, loro quel giorno non si sarebbero mai incontrati. “Se si analizzano le dichiarazioni del Galluccio  nel verbale di sommarie informazioni, risultano del tutto contrastanti”. Bindella inoltre,comunicò come, nonostante fosse stato in compagnia dell’amico, non aveva il cellulare memorizzato, ma solo scritto in un post-it che avrebbe fornito alle forze dell’ordine. Ma che rapporti avevano, continua a chiedere il Pm? Sembra che nessuno sia mai stato a conoscenza della loro frequentazione. In particolare, secondo l’accusa, il Galluccio riferì davanti al pm in un precedente interrogatorio, di non sapere nulla di Bindella. Affermazione poi rovesciata davanti al comando provinciale dei carabinieri, in cui invece avrebbe spiegato come tra loro ci fossero rapporti uniti da un senso religioso, fatto di conversazioni sulla spiritualità, dal momento che Umberto frequentava la scuola di teologia, la stessa dove studiò e lavoro Sonia. Ma il Pm in aula ribalta la tesi secondo cui Bindella fosse veramente attratto da argomenti di natura religiosa, in quanto la sua iscrizione alla scuola, poi abbandonata in seguito ad un corso di inglese, fosse attiguo solo al manifesto interesse per materie afferenti a quelle che aveva studiato alle superiori.

Insomma, ancora è tutto da chiarire sulla posizione di Galluccio in questa storia, posizione comunque, di secondo piano rispetto al possibile autore dell’omicidio. Si tornerà ancora in aula il prossimo 17 novembre per la discussione della difesa di Galluccio. 

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