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Martedì, 25 Giugno 2024
Cronaca

Caso Amara, la Procura generale non ci sta: "L'indagato non ha mai collaborato, torni in carcere"

Ricorso in Cassazione per la revoca della concessione della misura alternativa al carcere per lo svolgimento in regime di semilibertà dell’attività di volontariato e di pubblica utilità

La Procura generale di Perugia ha presentato ricorso per Cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Perugia con la quale è stata concessa la misura alternativa al carcere a Piero Amara, per lo svolgimento in regime di semilibertà dell’attività di volontariato e di pubblica utilità.

Per il Tribunale di Sorveglianza il detenuto ha manifestato la volontà di ripudio della condotta illecita che lo ha portato ad essere indagato e arrestato, e ha collaborato con dichiarazioni che lo autoaccusano, ma chiamano in causa altre persone, tanto che molti procedimenti penali avviati nascerebbero proprio dalle sue dichiarazioni.

La Procura generale non è d'accordo e ritiene che non risulterebbe dimostrata la collaborazione. Per di più, l’emissione in questi stessi procedimenti di atti contenenti l’avviso della conclusione delle indagini ipotizzano reati di particolare gravità che smentiscono la tesi del tribunale.

Secondo il procuratore Sottani non è dimostrato che "l’attività collaborativa di Amara sia stata leale e piena, in quanto questi ha taciuto fatti criminosi di particolare gravità" e che "non emerga la volontà di collaborazione, ma al contrario si sia in presenza di una commissione sistematica di reati gravissimi, con una disinvolta spregiudicatezza volta ad inserirsi in un contesto criminale di destabilizzazione delle istituzioni e di discredito e di sfiducia nel sistema giudiziario".

L'avvocato Piero Amara è al centro di una complessa e variegata indagine per depistaggio, corruzione in atti giudiziari e la costituzione di una loggia segreta.

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