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Immagine d'archivio

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Perugino accusato di occupazione abusiva di una casa popolare: "Non ha mai partecipato ad un bando"

Chiuse le indagini per presunti reati per falso, invasione di edificio, simulazione di reato. La difesa: “E' lui vittima truffa"

Un falso contratto d’affitto per usufruire di una casa popolare. Chiuse le indagini per un perugino, inquisito dalla procura per falsità materiale commessa da privato, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, invasione di edificio e simulazione di reato.

Secondo l’impianto accusatorio formulato dal sostituto procuratore Gemma Miliani, l’indagato, per poter usufruire con la famiglia di un alloggio di edilizia residenziale, avrebbe falsificato un contratto di locazione “in apparenza” stipulato tra lui e un funzionario comunale addetto all'assegnazione delle case popolari, apponendo così la falsa sottoscrizione del rappresentante in questione e utilizzando un modulo contrattuale relativo a un altro contratto.

Per poter usufruire di un casa popolare è previsto un bando dove – in base ai requisiti (reddito, ect) si viene inseriti in una lista d’attesa. Per il pm avrebbe dunque occupato abusivamente l’appartamento, provvedendo anche al cambio della serratura dell’abitazione e all’intestazione a suo nome delle bollette.

L’indagato, difeso dall’avocato Luca Pietrocola, dal canto suo nega ogni responsabilità a lui attribuita. “Il mio assistito a seguito di contatto con un funzionario comunale stipulava con questo contratto di assegnazione della casa stessa dietro versamento da parte del mio assistito di una somma di danaro e convinto della regolarità del contratto prendeva possesso dell'appartamento”. Proprio per questo il mio cliente è notevolmente adirato per quello che sta succedendo in quanto ritiene lui stesso di essere stato vittima di una truffa così come così come rappresentato sia in un verbale di spontanee dichiarazioni fatte alle forze dell'ordine, sia in sede di interrogatorio di garanzia”.

Tesi questa, non accolta dalla procura, che lo ha indagato anche per simulazione di reato dopo che lo stesso, in sede di interrogatorio dinanzi a un ufficiale della polizia giudiziaria, aveva spiegato di essere entrato nella disponibilità dell’immobile a seguito dell’interessamento di un addetto comunale preposto all’assegnazione delle case popolari- scrive il pm – “non meglio identificato”. Ora si attende la fissazione della prima udienza dinanzi al giudice che dovrà valutare se ci siano o meno i presupposti per un processo penale. 

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