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E' assurdo! L'incaricato non consegna per un anno le cartelle di Equitalia: 137 cittadini mezzi rovinati, lui rinviato a giudizio

Tante famiglie beffate e costrette a pagare altri interessi e more per colpoe non loro. La zona degli atti da recapitare: Gualdo, Costacciaro, Sigillo, Valfabbrica e Scheggia. La difesa: "ha fatto sempre il suo dovere"

Una vicenda alquanto surreale, quella accaduta a ben 137 cittadini umbri che si sono visti "lievitare" le cartelle esattoriali di Equitalia. Al centro della vicenda, un incaricato di pubblico servizio, addetto al servizio postale di una società con sede anche a Perugia. Qui l'uomo era incaricato di consegnare delle cartelle esattoriali spedite da Equitalia ai cittadini a cui però, secondo la procura, non sarebbero mai state effettivamente consegnate. Con gli inevitabili problemi che ciò avrebbe comportato ai debitori. Oggi la vicenda è arrivata dinanzi al gup Valerio D'Andria, che ha disposto per l'imputato il rinvio a giudizio; per lui il processo si aprirà il prossimo 15 novembre. 

Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e soppressione/distruzione e occultamento di atti veri; sono queste le accuse mosse dalla Procura all'imputato, difeso dall'avvocato Antonietta Pierotti che all'epoca del servizio nell'agenzia di posta, non avrebbe consegnato nè notificato le cartelle di Equitalia, "simulandone l'avvenuta ricezione da parte dei destinatari anche apponendovi materialmente la falsa sottoscrizione dei destinatari" e in un caso attestando il rifiuto (falso) da parte di una cittadina di firmare la ricevuta.

I fatti contestati risalgono a qualche anno fa nelle zone di Valfabbrica, Gualdo Tadino, Scheggia, Sigillo e Costacciaro; tutto è partito dopo che ad alcuni cittadini sono arrivate more salate, per non aver pagato la cartella esattoriale. A loro insaputa, dal momento che in realtà a loro non era stata mai notificata. Sono una ventina le parti civili costituitesi questa mattina, a fronte delle quasi 140 persone offese a cui non è rimasto altro che pagare lo scotto di un incaricato di pubblico servizio che non avrebbe svolto correttamente il proprio lavoro. 

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