Carceri in Umbria, situazione al limite: gravi violenze, troppi detenuti e sempre meno poliziotti

Ad una settimana di distanza dal grave episodio accaduto nel carcere di Capanne, una delegazione della segreteria generale del Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria ha fatto visita alla struttura detentiva del capoluogo

Taglio dell’organico, violenze ai danni degli agenti della polizia penitenziaria e un certo “fallimento” della sorveglianza dinamica nelle carceri. Annosi problemi che, senza una riorganizzazione e una reale rischiano di trascinare in un tunnel senza ritorno chi, dentro le sezioni, a contatto con i detenuti, ci lavora ogni giorno.

Ad una settimana di distanza dal grave episodio accaduto nel carcere di Capanne dove un agente è stato letteralmente ostaggio di tre detenuti, una delegazione della segreteria generale del Sappe (Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria) guidata dal segretario generale Donato Capece, ha fatto visita alla struttura detentiva del capoluogo per una ispezione dei posti di servizio interni.

A lamentare la situazione di “invivibilità” nelle carceri umbre (in particolare in quella perugina) era stato Fabrizio Bonino (Sappe umbro) spiegando, in una nota, che sono mesi che il Sindacato chiede, “inascoltato”, una ispezione ministeriale per porre rimedio alle molte anomalie ed agli eventi critici che sistematicamente accadono, con pesanti ripercussioni sull’organizzazione del lavoro del personale della Polizia penitenziaria.

E’ stato lo stesso Segretario Capece, nel corso di un incontro con la stampa, ad illustrare una situazione che pare immutata, nonostante i numerosi solleciti di intervento: “Perugia, Spoleto e Terni sono la discarica della Toscana, dove mettere i detenuti indesiderati”. Da quanto c’è stato l’accorpamento a livello amministrativo con la Regione Toscana (che già gestisce 22 istituti penitenziari, ndr)lo scenario pare essere peggiorato.

Intanto la questione organico, cuore nevralgico del problema: a Perugia sono operativi 226 agenti in servizio, sulla carta sono invece 248. Altra spinosa questione rimane la sorveglianza dinamica, un sistema che prevede, oltre all’apertura delle celle per almeno 8 ore al giorno per i detenuti in bassa e media sicurezza, l’eliminazione della sorveglianza “statica” da parte dei poliziotti penitenziari. Ma la contropartita è, forse, la mancanza di strumenti e risorse adeguate per far sì che il sistema “a custodia aperta” sia una risorsa e non un problema. “Oziano otto ore al giorno, senza controllo, come fa un agente a seguire da una telecamera tutti i loro movimenti”? Osserva il Segretario Generale del sindacato autonomo. Intanto – spiega Capece -  mancano circa 4.500 unità nelle carceri (il problema è esteso ben oltre l’Umbria) e in Umbria ne servono altre 40 per garantire il servizio sui cosiddetti 4 quadranti. Ci hanno tolto 107 unità su un organico di 388” e la paga degli straordinari, per chi deve allungare il proprio orario di lavoro, è di appena 10 euro lorde all'ora.  In arrivo, come spiegato nel corso dell'incontro, altre unità di rinforzo (circa 10 poliziotti); oltre ad otto agenti donne della polizia penitenziaria che non possono però essere inserite nella sezione maschile della casa circondariale. 

Ma c'è di più. Perchè se Capanne ha una capienza regolamentare di 363 detenuti, i dati - aggiornati al 31 agosto 2019 - parlano di 395 reclusi, di cui 60 donne e 273 stranieri. E sono soprattutto quest'ultimi a creare spesso disordini, come spiegano i sindacalisti: "Non hanno nulla da perdere, a dispetto dei detenuti italiani che rischiano di veder saltati i colloqui con la famiglia, ad esempio". 

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Ma il sovraffollamento degli istituti di pena in Umbria, non riguarda solo Perugia. A Terni, ad esempio, ci sono 525 detenuti quando la capienza regolamentare è di 411, a Spoleto, invece, il carcere accoglie 452 detenuti quando la capienza è di 449. Nel corso dell’incontro hanno preso parte, oltre al Segretario Capece, anche Roberto Martinelli (Sappe) e Fabrizio Bonino (Segretario Nazionale dell’Umbria. 

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