Cronaca

Umbria, panico in carcere: detenuto aggredisce un poliziotto, distrugge la cella di isolamento e ingoia due viti

È successo a Orvieto, dove un sovrintendente di Polizia Penitenziaria è stato aggredito per futili motivi da un 40enne (già allontanato da 18 istituti). Il Sappe: "Basta violenze"

Ennesimo episodio di violenza in un istituto penitenziario umbro. Questa volta è accaduto a Orvieto "dove oggi (lunedì 7 gennaio, ndr) - spiega Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria - è stato aggredito un Sovrintendente di Polizia Penitenziaria da un detenuto, D.G. anni 40 circa di Foggia residuo pena circa 8 anni. Parliamo di un soggetto che è stato in diciotto carceri diversi sempre per allontanamento dopo disordini e aggressioni varie. Per una futilissima problematica relativa alla certificazione sulla fornitura del pane morbido e dopo aver ricevuto ampie rassicurazioni circa la sua ripetuta insistenza, per 20 volte in una mattinata, inspiegabilmente ed improvvisamente si è avventato contro il sovrintendente. La prontezza di riflessi dello stesso ha fatto sì che il detenuto ha potuto afferrare solo l’indumento indossato dal collega che è riuscito miracolosamente a divincolarsi".

Non contento, l’aggressore seriale "è risalito in sezione comune - racconta ancora il segretario umbro del Sappe -, si è procurato lamette e coltello artigianale ricavato da una una bomboletta di gas ed è ritornato al piano terra per colpire di nuovo il sovrintendente. Con l’ausilio del pochissimo personale presente in servizio, come quotidianamente accade ad Orvieto, si è riusciti a neutralizzare il detenuto e a condurlo presso il reparto isolamento dove ha pensato bene di distruggere il tavolo, lo sgabello, la finestra, il rubinetto dell’acqua e il termosifone, oltre a procurarsi tagli autoinferti con la lametta e ad ingerire due viti in ferro. Il Sappe esprime solidarietà al Sovrintendente e plaude alla prontezza dei pochi poliziotti penitenziari in servizio che hanno evitato il peggio”. Per Donato Capece, Segretario generale del Sappe, "occorrono interventi immediati e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto".

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