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Carcere, così non va: "Troppi detenuti, rischio di radicalizzazione e tanta violenza, ma gli agenti sono sempre meno"

I reati che avvengono non sono più controllabili da parte dei poliziotti e anche Capanne paga il prezzo della diminuzione del personale

Furti, violenza, aggressioni tra detenuti e contro gli stessi agenti della polizia penitenziaria; non ultimo il grave episodio che si è scatenato ieri. Con un poliziotto ferito per salvare un detenuto dalla rissa. Pochi giorni prima, è stata incendiata una cella e anche in questo caso un agente è finito in ospedale per intossicazione, non prima di essersi premurato di mettere in salvo l’autore del folle gesto. Ma tutto questo e’ solo la punta dell’iceberg di una difficoltà di organico, di sovraffollamento delle carceri e di un certo fallimento della sorveglianza dinamica. Una fotografia, quella di Perugia, che altro non è che la cartina tornasole di un disagio che regna sovrano in tutto il bel paese, e ben palesata dai tanti mal di pancia del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) che non si stanca di ribadire a gran voce la sofferenza del personale. Sempre più debole numericamente, a fronte di un numero troppo elevato di detenuti. 

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E così il più rappresentativo sindacato dei baschi azzurri ha voluto visitare anche questa mattina il carcere perugino (forse il più insofferente in Umbria) proprio per affrontare da vicino le drammatiche condizioni operative in cui versano gli agenti di polizia penitenziaria. A guidare la delegazione sindacale è stato il Segretario Sappe Generale Donato Capece, insieme al Segretario Nazionale dell'Umbria Fabrizio Bonino, che oltre a manifestare tutta la propria vicinanza agli agenti, ha voluto sottolineare tutto ciò che non va. Un esempio? La sorveglianza dinamica, che a fronte di quella statica, non permette di poter vigiliare su tutti i detenuti. “I reati che avvengono non sono più controllabili da parte dei poliziotti e anche Capanne paga il prezzo della diminuzione del personale. Si dovrebbe far in modo di allontanare dalle carceri tutti quei detenuti che non rispettano le condotte e e sono pericolosi. Noi dobbiamo garantire la sicurezza e l’incolumità sia dei nostri detenuti, sia di chi ci lavora.” Ha sottolineato a viva voce il segretario Capece.

Gli agenti, a fronte di un numero insufficiente di colleghi, spesso sono costretti a prolungare ben oltre le otto ore il proprio orario di lavoro, in cui spesso neanche gli extra vengono retribuiti. Se sono previste cinque unità nel turno della mattina, spesso non arrivano a tre. E solo grazie all’abnegazione e all’orgoglio di indossare quella divisa, che i poliziotti penitenziari cercano di provvedere alle carenze, prolungando il proprio orario, cercando di sventare risse e violenze, ma non può ricadere tutto su di loro". 

“Chiediamo all’amministrazione che non abbandonino questa gente. Ci dovrebbero essere più espulsioni di quei detenuti particolarmente ribelli e pericolosi. Un conto è scontare la pena nelle carceri italiane con tutti i diritti e i benefici che ne comporta, un’altra è passarla, ad esempio, in un carcere africano”.

Il numero degli stranieri pone spesso problemi di ordine e di sicurezza. Non solo il carcere -(visto l’alto numero di detenuti islamici) può comportare il rischio  “radicalizzazione”, ma gli scontri tra le diverse etnie - in cui quelle dell’Est Europa spesso e volentieri cercano  un predominio sulle altre-  avvengono sempre più di frequente e per i più banali motivi. "Ma se c’è un solo agente in quella sezione dove viene applicata la sorveglianza dinamica, può controllare attraverso un monitor 50/ 50 detenuti?”. La risposta viene da sé. 

Anche il segretario nazionale del Sappe, Fabrizio Bonino, pone l'accento su una situazione drammatica e paradossale, sottolineando come le relazioni sindacali con l'Amministrazione sono assai precarie: "Sentiamo la distanza e l'assenza del Provveditore Regionale della Toscana (competente anche per l'Umbria), nonostante una particolare fatiscenza strutturale degli istituti di pena e delle esigue risorse messe a disposizione dall'Amministrazione per ampliare e migliorare la video sorveglianza, il sistema antiscavalcamento e poter avere sistemi più sofisticati di controllo".

Conclude Fabrizio Bonino: "Abbiamo chiesto e spero ottenuto di mandarci un contingente di polizia di unità penitenziaria entro l'anno. Chiediamo e speriamo di ottenere dall'Amministrazione centrale di Roma e dal Governo una maggiore tutela per i nostri lavoratori". 

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