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Padre detenuto e figlio in visita aggrediscono agente che interrompe il colloquio: a processo

L'assistente della Penitenziaria era intervenuto per dare sostegno ad un collega che era stato minacciato, poi l'esplosione della violenza

Padre e figlio sotto processo per aver aggredito e malmenato un assistente della Polizia penitenziaria in servizio a Capanne. I due avrebbero posto in essere i comportamenti violenti che equivalgono ai reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale, durante un colloquio con i familiari in carcere a fine febbraio del 2020, con tanto di arresto e giudizio per direttissima.

Secondo la ricostruzione accusatoria, padre e figlio (il primo detenuto, il secondo in visita in carcere) avrebbero “in concorso tra loro” aggredito un agente della Polizia penitenziaria che “li aveva invitati a porre termine al colloquio visivo all’interno della stanza colloqui del carcere per scadenza del tempo”. All’invito dell’agente il padre detenuto avrebbe uno minacciato il poliziotto: “Sei il solito pezzo di m..., infame, fuori ti faccio sistemare io, così impari a vivere” per poi avvicinarglisi “inveendo al fine di aggredirlo”. La moglie del detenuto cercava di trattenere il marito, ma scivolava e cadeva, “sbattendo violentemente la testa sul pavimento”.

Interveniva, per soccorrere la donna e il collega, un assistente della Polizia penitenziaria, ma veniva aggredito dal padre e dal figlio “con violenza”. I due avrebbero sferrato “violenti calci alla testa e all’addome”. L’assistente riportava una “contusione commotiva cranica, contusioni multiple del volto con tumefazione all’occhio e all’addome”.

Padre e figlio erano arrestati. Il fermo era convalidato dal giudice, anche alla luce della “indole aggressiva del detenuto” e “l’assoluta gratuità della condotta” e l’aggressione scatenata da “futili motivi”, nonché per il “pericolo di reiterazione del reato”.

Oggi si è svolta in tribunale, davanti al giudice Emma Avella, la prima udienza del processo a carico degli imputati, difesi dagli avvocati Luciano Ghirga, Giuliano Bellucci e Daniela Tizzano. L’assistente della Polizia penitenziaria si è costituito parte civile tramite l’avvocato Michele Gambini.

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