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Debiti per 60mila euro usando il nome del collega, nei guai carabiniere "infedele"

Destituito dal grado e sotto processo. Per il Tar "comportamento profondamente lesivo per l'Arma"

Carabiniere si sostituisce ad un collega e fa una montagna di debiti. Poi si impadronisce anche del portafoglio rubato ad un cittadino e consegnato in caserma. Una volta scoperto viene degradato, ma si rivolge al Tribunale amministrativo regionale sostenendo l’illegittimità del provvedimento.

Il militare, difeso dall’avvocato Pasquale Nasca, ha fatto ricorso contro il Ministero della Difesa, chiedendo l’annullamento del provvedimento con il quale è stata disposta la perdita del grado per rimozione per motivi disciplinari dopo che era stato denunciato dai Carabinieri di Spoleto per i reati di omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e peculato.

Secondo il militare la massima sanzione prevista dall’ordinamento militare era eccessiva, visto che l’autorità giudiziaria non ha ancora accertato i fatti, con il processo ancora pendente.

I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso ritenendo ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale che vuole il procedimento disciplinare totalmente autonomo “rispetto all’eventuale insussistenza di responsabilità penali conseguenti alla commissione del fatto”.

E nel caso di specie “la sanzione massima della destituzione” era stata deciso perché l’uomo si era “sostituito illegittimamente ad un collega ottenendo fraudolentemente a nome di quest’ultimo l’apertura tramite web di un conto corrente e l’erogazione di linee di credito e finanziamenti, per circa 60.000 euro, omettendo di pagare le rate previste; e per aver occultato, all’interno dell’armadietto in uso presso il locale spogliatoio della Caserma, alcuni atti d’ufficio risalenti ..., unitamente a un portafoglio, contenente documenti d’identità e carte di credito, smarrito ... da un civile, di cui non aveva dato atto della ricezione, né curato la doverosa restituzione al legittimo proprietario”.

Un comportamento, anche per i giudici del Tar, “profondamente lesivo dei principi di moralità e di rettitudine che devono sempre caratterizzare l’agire di un militare, specie se appartenente all’Arma dei Carabinieri, il cui prestigio risulta gravemente leso”.

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