Carabiniere cocainomane degradato e licenziato dai ruoli civili, il Tar conferma la decisione dell'Arma

Il ministero della Difesa ha negato il passaggio nel personale civile. I giudici: "Assidui contatti con soggetti dediti allo spaccio di sostanze che acquistava per sé in violazione del giuramento fatto"

Degradato da sottufficiale dell’Arma e con divieto di passare nel ruolo civile per essere risultato positivo all’uso di cocaina.

Il Tribunale amministrativo regionale ha confermato quanto stabilito dall’Arma e dal Ministero della Difesa dopo un procedimento disciplinare a carico di un appuntato scelto in forza ai Carabinieri di Terni.

Al militare era stata irrorata la sanzione della “perdita del grado per rimozione per motivi disciplinari” e il diniego “all’istanza di transito per l’inserimento nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa”in quanto era “risultato positivo all’assunzione di sostanze stupefacenti di tipo cocaina”.

Il militare si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria per chiedere la revoca degli atti contestando l’avvio del procedimento disciplinare oltre il termine consentito e la “notifica al ricorrente della contestazione degli addebiti”, in confronto ai quali sarebbe sproporzionata la sanzione comminata.

Ministero e Arma si sono costituite in giudizio “concludendo per il rigetto della domanda di annullamento degli atti impugnati” facendo riferimento al fatto che “la sanzione della perdita del grado per rimozione per motivi disciplinari … asserisce non ad un procedimento disciplinare di stato instaurato a seguito di giudizio penale, bensì ad un procedimento di stato disciplinare di stato a seguito di infrazione disciplinare” e che era stato instaurato nei termini previsti dalla legge a seguito degli accertamenti preliminari. Accertamenti dai quali era emerso che il militare aveva “assidui contatti ... con soggetti dediti all’uso di stupefacenti per procurarsi egli stesso la sostanza (cocaina) di cui è risultato essere assuntore”. Un comportamento, quello del militare, in “palese contrasto con il giuramento prestato presso l’istituzione di appartenenza”.

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I giudici del Tribunale amministrativo regionale per l’Umbria hanno respinto il ricorso del militare dando ragione, anche sulle spese processuali, al Ministero e all’Arma.

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