Sfruttavano stranieri per il lavoro nei campi, due arresti per caporalato a Castel Ritaldi

Operazione dei Carabinieri di Treviso e Spoleto: in manette quattro persone per sfruttamento del lavoro a danno di dieci stranieri, tra cui anche minori

I Carabinieri di Treviso (Stazione di Roncade, Nucleo ispettorato del lavoro di Treviso, Compagnia e del Nucleo operativo del gruppo Tutela lavoro di Venezia) e di Spoleto hanno arrestato quattro persone, due di nazionalità pakistana e due donne di nazionalità italiana e spagnola, ritenuti responsabili dei reati di sfruttamento del lavoro in concorso, commessi nei confronti di dieci cittadini pakistani, taluni di loro privi di permesso di soggiorno, tra cui anche alcuni minorenni.

L’attività investigativa era stata avviata a febbraio a seguito di un intervento effettuato dall’Arma territoriale di San Biagio di Callalta (Treviso) per una lite avvenuta tra due cittadini pakistani dovuta al mancato pagamento della retribuzione per una prestazione di potature di vigneti presso terzi nel territorio della provincia di Treviso.

Grazie alle indagini era stata individuata un’azienda agricola, con sede legale a Treviso, che reclutava cittadini stranieri da impiegare come manodopera per lavorare presso aziende del territorio, in regime di sfruttamento.

Tra appostamenti, ispezioni e testimonianze i Carabinieri avevano acquisiti elementi che comprovavano le condotte delinquenziali degli indagati, cioè il titolare dell’azienda fornitrice di manodopera, cittadino pakistano, un suo connazionale, stretto collaboratore e le due rispettive fidanzate. Gli stessi, in concorso tra loro impiegavano i lavoratori, approfittando dello stato di bisogno e della situazione di vulnerabilità, omettendo di versare loro la prevista retribuzione, in violazione dei contratti collettivi regionali e nazionali, spesso limitandosi, al solo pagamento del denaro ritenuto necessario per l’acquisto di sigarette e di ricariche telefoniche.

I lavoratori sfruttati venivano alloggiati con sistemazioni di fortuna prive di riscaldamento ed energia elettrica, dietro pagamento di cifre variabili dai 100 ai 200 euro, a seconda che gli venisse assegnato un posto per dormire a terra oppure su di un letto. Per evitare i controlli di polizia, venivano svegliati di mattina presto, caricati sui furgoni e condotti nei vigneti a lavorare sotto stretta sorveglianza, fino a tarda sera e senza il rispetto di alcuna norma di sicurezza sui posti di lavoro tanto da risultare privi di qualsiasi dispositivo di protezione individuale.

Secondo gli investigatori i lavoratori erano anche minacciati di non venire pagati o denunciati in quanto irregolari, con conseguente rimpatrio anche dei parenti.

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Il pakistano titolare dell’azienda è accusato anche di aver dato alle fiamme l’autovettura di un connazionale che stava collaborando con i Carabinieri in qualità di interprete dei lavoratori stranieri sentiti dai militari nelle indagini.

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