Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Ambientalisti e animalisti diffidano la Regione: "Revocare le due giornate di caccia di sabato e domenica"

L'attività venatoria rientrerebbe tra quelle vietate a livello nazionale: "Ci rivolgeremo alla magistratura"

Ambientalisti e animalisti contro la Regione sull’autorizzazione allo spostamento dei cacciatori in deroga alla norme anti Covid-19.

Il WWF Perugia e Terni, l’Animal Pride Defending Association, AVI Vegani Internazionale Umbria, Perugia Animal Sav, Animal Liberaction Umbria e Animal Aid Italia, hanno inviato una diffida alla presidente Donatella Tesei perché “nelle giornate del 09 e 10 gennaio 2021 è consentito lo spostamento al di fuori del comune di residenza, domicilio o abitazione” per l’attività di caccia.

La misura della Regione Umbria consente “l’esercizio dell’attività venatoria nell’ambito territoriale di caccia di residenza venatorio ovvero di iscrizione, compresa la caccia da appostamento fisso, e tutte le attività complementari alla caccia e al controllo, come, ad esempio, l’addestramento e allenamento cani, il recupero degli ungulati feriti e il trasporto e trattamento delle carcasse presso gli appositi centri di raccolta, nel rispetto della normativa di settore; l’esercizio venatorio all’interno delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agri-turistico venatorie, in quanto autorizzati dal concessionario dell’azienda, nel rispetto della normativa di settore”.

Attività che sarebbe riservata “ai soli residenti anagraficamente in Umbria ed esclusivamente all’interno dei confini amministrativi regionali” e deve svolgersi “nel rispetto delle misure di distanziamento sociale e con l’utilizzo dei previsti dispositivi di protezione individuale”.

Secondo le associazioni ambientaliste e animaliste, che si sono affidate dall’avvocato Valeria Passeri, l’ordinanza “è evidentemente abnorme e illegittima” per difetto di competenza in materia di emergenza sanitaria e violazione delle norme a contrasto del contagio da Covid-19, che di fatto “impediscono l’esercizio di qualsiasi tipo di attività venatoria, soprattutto se svolta in forma collettiva, quale la caccia al cinghiale, oggi aperta. Tantomeno l’attività venatoria riveste preminente interesse pubblico, tale da prevalere sulla tutela della pubblica salute”.

Contestate anche le “generiche esigenze di contenimento della fauna selvatica” a fronte delle altrettanto “generiche” nonché “innumerevoli segnalazioni da parte della cittadinanza” di troppi animali selvatici in circolazione.

L’ordinanza violerebbe, inoltre, le disposizioni previste per la "zona arancione", in cui l’Umbria ricade e vieta manifestazioni sportive, eventi e competizioni. Come è vietato lo spostamento tra Comuni, tanto più tra regioni.

Da qui la richiesta di ritirare l’ordinanza regionale e non fa svolgere le due giornate di caccia., riservandosi di “esperire ogni azione utile in ogni sede ritenuta opportuna, salva la rimessione della presente, sin da ora, all’autorità giudiziaria”.

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