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Animali selvatici: caccia o contenimento, lettera aperta al presidente del consiglio Giuseppe Conte

Avvocato e cacciatore: "Una legge speciale, di apertura annuale della caccia al cinghiale, quantomeno per un biennio, autorizzando a ciò tutti i cacciatori italiani"

La caccia, il lockdown, il proliferare degli animali selvatici in prossimità dei centri abitati (è successo a Collestrada con i cinghiali nel giardino della scuola elementare, oppure in città, a Perugia, con caprioli nei pressi della stazione ferroviaria). Le associazioni di coltivatori e di cacciatori chiedono di poter intervenire per limitare i danni alle coltivazioni o per contenere quelle specie che si impadroniscono di un territorio e lo impoveriscono.

Su questo argomento riceviamo e pubblichiamo una lettera indirizzata da un professionista e cacciatore perugino al presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte.

"Eccellenza stimatissima,

esercito la professione di avvocato, di fatto, dal oltre sessantanni e posso vantare la stessa anzianità nell’esercizio della caccia. In questi ultimi tempi, su tutto il territorio della nostra martoriata e, non per questo, meno amata Nazione, si assiste al dilagante fenomeno della proliferazione del selvatico, della specie cinghiale, che ha assunto, senza alcuna esagerazione, la dimensione di calamità naturale. Ho vissuto parte della mia vita in Lucania, terra di nascita, in Calabria, terra paterna, nel Lazio, terra materna e, per lavori e studi giovanili, in Puglia, Campania, Abruzzo, Marche, e Toscana, dove ho svolto dieci anni di magistratura.

Amando la campagna e la caccia, sono a continuo contatto con contadini e agricoltori, in genere, su gran parte delle suddette regioni, che continuo a frequentare e, in ciascuna di esse, sono costretto ad assistere a vere e proprie tragedie, vissute da nuclei familiari, la cui unica risorsa esistenziale è costituita dal podere, i cui raccolti vengono puntualmente distrutti dal suddetto selvatico che, fra l’altro, da quanto mi risulta, ha già causato la morte di due cittadini, un agricoltore siciliano ed un motociclista romano, salvo altri.

A questo punto mi pare del tutto lecito domandarsi perché mai i Governi precedenti nulla abbiano fatto per arrestare la calamità e, attualmente, perché mai, neppure il Suo giovane e vigoroso Governo faccia qualcosa. Se da qualche parte dovesse obiettarsi che la caccia è chiusa, la risposta non deve essere collegata all’apertura o chiusura della caccia, perché non è una questione di caccia, bensì di difesa dell’economia e sicurezza nazionale, del tutto diversa da quella che è considerata un’attività sportiva. E non è neppure una questione che potrebbe suscitare la (eventuale) avversità degli animalisti, per l’ovvia ragione che non si tratterebbe di estinzione della specie, ma di misurato contenimento, fondato sulla forza della sana ragione.

Qualcuno, certamente, proporrà la caccia di selezione; ma pure questa non sarebbe una soluzione, perché le lungaggini della sua esecuzione, resa ancor più impacciata dalle pastoie burocratiche, la renderebbero vana.

Stando così le cose, mi permetta di chiederLe di prendere una decisione coraggiosa ( e Lei il coraggio lo ha), emanando una legge speciale, di apertura annuale della caccia al cinghiale, quantomeno per un biennio, autorizzando a ciò tutti i cacciatori italiani.

Come collega e cittadino e con perfetta osservanza, La ringrazio per l’attenzione, con i migliori saluti ed auguri per la migliore continuità del Suo mandato".

Avvocato Fulvio Carlo Maiorca

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