Busto di ignoto trovato al Parco di Sant’Anna. Ma ora degli scalmanati l’hanno appena fatto a pezzi

L’ha intercettato Francesco Berardi, presidente di FilosofiAmo: “Stavo ispezionando il parco..."

Busto di ignoto trovato al Parco di Sant’Anna. Rappresenta un uomo con barba e un’accentuata calvizie. Il volto è formato, mentre la parte in basso è sommariamente abbozzata. L’ha intercettato Francesco Berardi, presidente di FilosofiAmo. Racconta: “Stavo ispezionando il parco, quando la mia attenzione è stata attirata da questo oggetto. Era disposto sopra il moncone di un tronco d’albero che fungeva da supporto naturale, come se fosse un piedistallo”. Chi rappresenta, chi ce lo ha messo? Domande, almeno per ora, destinate a restare inevase. L’oggetto, di semplice fattura, è in gesso patinato similbronzo, tanto che, in alcuni punti, la patina è consunta o abrasa e rivela il bianco della materia.

L'opera fatta a pezzi-2Si dice che fino a ieri era stato visto gettato fra la spazzatura. Provocazione artistica? Pare proprio di no. Niente, insomma a che vedere con le opere di Cattelan. Fra le ipotesi (avanzate dall’amica Barbara Venanti che ce lo ha segnalato e dallo stesso Berardi), quella di un oggetto di cui qualcuno abbia voluto liberarsi. E che qualcun altro, per scherzo o per diletto, lo abbia recuperato e posizionato su quel rocchio ligneo. Berardi – tanto per scherzare – butta là una battuta che lega il busto alle recenti manifestazioni antirazziali che stanno connotando le reazioni della gente in varie parti degli Usa, d’Europa e d’Italia (si pensi alla statua di Indro Montanelli imbrattata con secchi di vernice). Ma l’ipotesi non intende valicare i limiti della battuta scherzosa.

Pare da escludersi la possibilità di un furto o di un semplice dispetto. Nell’Atene di Pericle ci fu un simile episodio di decapitazione delle erme, ma rivestiva un significato politico ed ebbe conseguenze di rilievo. Che si tratti di un’opera di pregio non pare proprio. Almeno a giudicare dalla fattura non eccelsa. Potrebbe trattarsi di un’esercitazione, di uno studio riposto in soffitta o in cantina, oggetto di nessun valore di cui un familiare o un nuovo inquilino abbia inteso liberarsi.

Comunque, Berardi non trattiene una battuta che rivolge al gruppo whatsapp: pare guardare verso le pozzanghere (che albergano copiosamente in quel parco piuttosto negletto). Berardi coglie dunque l’occasione per invitare chi di dovere a mettere mano ai camminamenti resi ormai impraticabili dalla pioggia. Nel momento in cui scriviamo, un messaggio del presidente di FilosofiAmo ci informa della circostanza che l’opera è stata fatta a pezzi da un gruppo di scalmanati. Il che significa almeno due cose. 

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La prima: non sarà certo una gran perdita per il mondo dell’arte. La seconda: questa città è ridotta all’ecce homo e vittima di una violenza deprecabile e stupida. Conclusione: quei debosciati avrebbero fatto a pezzi quel busto, anche se fosse stato di qualche valore o avesse significato qualcosa? C’è da temere che la risposta sia, indubitabilmente, un tristissimo Sì.

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