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Bullismo: è allarme sociale, polizia sempre più vicina alle famiglie e ai disagi dei minori

Si torna a parlare di bullismo nella trasmissione "Testimonianze dall'Umbria" anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti due minori della Provincia di Perugia

Una polizia sempre più disposta all’ascolto, più attenta ai disagi dei minori e delle loro famiglie, più partecipi ai problemi di una società sempre più complessa. E’ quanto si è auspicato Valeria  Pagano, responsabile dell’ufficio anticrimine della Polizia di Stato. “Ogni volta che convochiamo un genitore per notificare un provvedimento di ammonizione al proprio figlio, protagonista di un atto di bullismo o al limite di un gesto che non è ancora sconfinato nel reato, da parte delle forze dell’ordine c’è un sentimento di compassione, condivisione di quel fenomeno,perché sappiamo che si tratta di una cosa triste, che obbliga ad un momento di riflessione, di confronto, tra i componenti della famiglia”.

La dottoressa Pagano partecipa al dibattito trasmesso da Tef Channel, martedì 24 gennaio alle ore 21,30 (piattaforma sky 831) nella trasmissione condotta da Mario Mariano “Testimonianze dall’Umbria” insieme a due giornalisti di lungo corso che raccontano la cronaca nera e giudiziaria da qualche decennio come Marco Brunacci, capo redattore del Messaggero Umbria e Alvaro Fiorucci, responsabile della redazione della Rai regionale.

Si torna così a parlare di cyberbullismo anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti due minori della Provincia di Perugia. Si tratta di un fenomeno sommerso dalle dinamiche particolari, con soggetti che non denunciano gli atti di soprusi e violenze nè alle famiglie nè agli insegnanti, per timore di conseguenze più pesanti”.

Intervengono alla discussione anche l’esperta del web Michela Angeletti e Federico Ambrosi, un professionista perugino che sostiene: “ Mia moglie e io abbiamo piena consapevolezza dei pericoli della rete perché conosciamo il web e in quanto usufruttuari possiamo discernere le attività corrette dei nostri figli, a differenza di quei genitori che ignorano il mezzo, magari distratti da altre attività, non rendendosi conto dell’ uso sbagliato che fanno dei social network i loro figli”.

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