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Botte e insulti ai compagni: la difesa chiede la revoca dei domiciliari al bullo della scuola

La difesa ha impugnato l'ordinanza della misura cautelare nei confronti del 15enne indagato per atti persecutori, chiedendone l'annullamento: "E' giusto che torni a scuola"

La decisione  del Riesame dovrebbe arrivare a giorni e sarà il giudice a stabilire se revocare o meno la misura cautelare dell'obbligo di dimora al giovane 15enne, accusato di atti persecutori nei confronti dei compagni di scuola, in concorso con un altro minore di 16 anni. La difesa ha impugnato l'ordinanza della misura cautelare emessa dal tribunale dei Minori nei confronti dell'indagato, chiedendone l'annullamento. 

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Secondo l'avvocato difensore Gianni Dionigi, l'indagato sarebbe responsabile solo di alcune delle accuse che gli sono state mosse ed è inoltre giusto che prosegua il suo percorso scolastico, anche in vista della presa di coscienza del minore, che in sede di interrogatorio davanti al gip, ha comunque espresso la volontà di mutare atteggiamento e "rigar dritto". 

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I due giovanissimi si sarebbero resi protagonisti di alcune vicende raccontate dagli stessi compagni, e che sembrerebbero essere andate avanti nel tempo: "Il fatto di essere insultata soprattutto nei primi due anni ha creato in me un forte senso di disagio fino al punto di fingermi malata pur di non andare a scuola". Nel mirino compagni e compagne più indifese, al quale avrebbero fatto ogni tipo di angherie, da parole come "Sei un barbone", a dita negli occhi per non fare la "spia". A lanci di oggetti, persecuzioni e minacce. 

Anche i professori erano intervenuti circa le condotte dei due giovani bulli, tanto che la direzione scolastica si era vista costretta ad informare i servizi sociali sui comportamenti dei due giovanissimi, sottoposti a numerose sanzioni disciplinari con tanto di segnalazioni inviate al sindaco e ai servizi sociali del paese. Il tribunale dei Minori di Perugia aveva disposto l'esigenza cautelare dell'obbligo di dimora "per il pericolo di reiterazione di tali comportamenti delittuosi" (atti persecutori, ndr) considerata anche la protervia e l'insensibilità dimostrate dagli attuali indagati ai richiami provenienti dalla scuola".

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