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Sgominata baby ‘gang’, parla il padre di due bulli: "Una vita di sacrifici per dargli tutto non è servita niente"

La nostra intervista al genitore di due dei sette bulli finiti in comunità la scorsa settimana dopo le indagini della Polizia. "Spero che questo periodo li aiuti a riflettere sul loro comportamento"

Ha la voce rotta e lo sguardo basso e ancora non si capacita di come due dei suoi figli siano finiti nei guai dopo le indagini della polizia che hanno portato a galla una “baby gang” dedita a rapine e sopraffazioni nei confronti di coetanei indifesi. Sono accuse pesanti da digerire anche per un padre consapevole, ormai, che forse l’educazione e i sacrifici spesi per crescerli, non sono serviti del tutto.

La sua è una famiglia numerosa: sette figli e due genitori che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera per potergli garantire istruzione, cibo, vestiti, e perché no, anche qualche euro per spese extra di tanto in tanto. “In casa non avevano mai dato segni di disagio o di comportamenti violenti anche nei confronti dei loro fratelli. Il più piccolo frequentava con profitto gli studi, l’altro, di un anno più grande, era più svogliato nei confronti della scuola, ma non è mai stato violento. Ecco perchè quel giorno che arrivò la polizia in casa, siamo caduti dal pero". 

La “gang” dei bulletti terribili, rapine e minacce ai coetanei: "Ora vanno recuperati"

“Mi assicuravo quotidianamente che avessero qualche soldo per le loro spese quotidiane in modo da essere autosufficienti qualora avessero avuto bisogno di un paio di scarpe, di un biglietto per l’autobus.. insomma. Non li ho mai indotti ad avere neanche una lontanissima ragione per rubare dieci euro a un compagno di classe”.

Sono parole dolorose quelle di questo padre (assistito dall'avvocato Antonio Cozza), un operaio stimato e conosciuto a Perugia che non ha mai avuto problemi con la giustizia: “Ho sempre portato i miei figli in Chiesa, ho lavorato per loro. Di più non so cosa altro avrei potuto fare. A volte, quando entrambi i genitori sono costretti a lavorare, non è facile poter vigilare su ogni passo dei propri figli. Si pensa, forse erroneamente, che l’educazione adottata in famiglia valga per tenere i propri figli lontani da cattive compagnie”

Ma soprattutto, è la delusione di temere di aver fallito come educatore, ad angosciarlo: “Penso che a questo punto sia anche colpa mia. Non lo so. Ma neanche a scuola ci hanno mai richiamato per comportamenti scorretti dei miei due figli, forse dovevo fiutare qualcosa. Spero almeno che la comunità li obbligherà a un percorso di ripensamento dei propri errori. Il più piccolo inoltre usciva sempre con il fratello, e io e sua madre crediamo che sia finito in mezzo pur non volendolo. Per il più grande invece, la posizione è più seria".

Intanto questa mattina si terranno gli interrogatori nei confronti dei sette ragazzini, tutti minorenni, raggiunti dalla misura della custodia in comunità dopo gli “arresti” della scorsa settimana per una serie di rapine effettuate ai danni di altri giovani e avvenute nel giro di qualche mese anche nel centro storico di Perugia, luogo questo frequentato da molti adolescenti, soprattutto il sabato pomeriggio.

“Mi dispiace molto anche per gli altri giovani che sono stati costretti a subire questo tipo di angherie. Volevo solo dire che purtroppo a volte i genitori non riescono a frenare o a giocare d’anticipo su questo tipo di comportamenti. Spesso è anche poco il tempo per parlare con i propri figli, cercare di capire cosa si nasconda dietro un silenzio. Dietro uno sguardo diverso dal solito. E non sempre, ancora, un genitore riesce ad impedire al proprio figlio di prendere strade sbagliate. Speriamo solo che questo periodo lontano da tutto li possa far riflettere. Ogni genitore vorrebbe che il proprio figlio diventasse una persona migliore. Anche quando sbaglia”. 

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