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La gola del Bulagaio diventa una discarica a cielo aperto, sacchetti di rifiuti lanciati dalle auto

Il Bulagaio torna alla sua antica vocazione di “butto”: ossia a luogo dirupato dove si gettavano immondezze, oggetti dismessi, pattume, cocci e porcherie di ogni genere

Il Bulagaio torna alla sua antica vocazione di “butto”: ossia a luogo dirupato dove si gettavano immondezze, oggetti dismessi, pattume, cocci e porcherie di ogni genere. Finivano qui perfino i residui (pochi, per la verità, in quanto si usava quasi tutto) del mattatoio, un tempo ubicato poco sopra, in via degli Scortici (“scortico”, infatti, sta per “macello”). Parola di un abitante di prossimità, il signor Domenico Rossi, che ci ricorda le recenti, pessime abitudini di alcuni perugini di passaggio. Ordinariamente, provenienti dalla zona nord, avendo risalito la strada che da Ponte Rio conduce alla Porta del Bulagaio e a piazza Grimana.

“Hanno tolto i cassonetti, ma la toppa è peggiore del buco”, dice colui che altri residenti chiamano ormai “il sindaco di via Pinturicchio”, per la grande attenzione  con cui presidia l’ambiente dove vive: ossia il distretto di piazza Grimana, tra via della Pergola, gli Scortici e corso Garibaldi.

Spiega: “Da qualche tempo era comune vedere fermarsi macchine dalle quali scendevano signore e signori che riversavano nei cassonetti sacchi di vario genere. In alcuni casi, erano rifiuti differenziati per tipologia; in altri, invece, roba che comprendeva un misto di umido, plastica, metallo, carta e vetro, senza alcun riguardo”.

Ma perché facevano questo?

“Probabilmente, trovavano più comodo conferire qui certe immondezze, anziché farlo vicino a casa loro”.

L’ha detto a qualcuno?

“Ho segnalato – prosegue – questi comportamenti, ma ne è venuto un risultato pessimo”.

In che senso?

“Hanno tolto i contenitori della differenziata e i cassonetti riempiti alla rinfusa, ma quelli non hanno cessato i comportamenti incivili. Anzi, adesso fanno di peggio ed è uno schifo”.

Perché, che fanno?

“Adesso gettano direttamente i sacchi nella gola del Bulagaio. Alcuni li lanciano al volo, semplicemente rallentando”.

E nessuno dice niente?

“Ho provato a mettere bocca, ma mi hanno mandato a quel paese. Mi hanno intimato di farmi i cavoli miei, aggredendomi verbalmente. Guardi lei stesso se è vero o no quello che denuncio!”.

E indica la voragine al fondo della quale scorre il Rio.

Il cronista impugna la macchina fotografica e scatta. Ineccepibile! La zona è ingombra di quei sacchi che scivolano in fondo alla gola o che, in qualche caso, vengono bloccati dalla vegetazione.

È stato scritto: “La storia si ripete: la prima volta in forma di tragedia, la seconda volta è farsa”. Ma una farsa inaccettabile, in violazione del rispetto per l’ambiente e per la civile convivenza.

È ben vero che in antico qui si gettavano immondezze, tanto che Bulagaio significa “luogo dirupato, butto”. Ma che si continuino a riproporre, oggi, comportamenti da Medioevo, pare decisamente eccessivo e fuori luogo.

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