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La lunga notte dei massoni di Perugia e la cerimonia al monumento di Borgo XX Giugno

Si ripete la tradizionale riunione dei massoni umbri intorno al monumento al XX Giugno. Stavolta gli anarchici non hanno fatto in tempo a piazzare la corona per primi e si aggirano, un po’ delusi, tra la folla. Perché di folla si tratta. Se è vero che tanta gente è venuta ad ascoltare il coro “Storm height” di San Marco, diretto da Alberto Bustos e accompagnato alle tastiere da Ettore Chiurulla. In programma un inno nazionale che mette tutti sull’attenti (e qualcuno, all’americana, con la mano sul cuore), seguìto da un “Va pensiero” e da un “Inno di Garibaldi” da far resuscitare i morti (“Si scopron le tombe / si levano i morti”). 

A far capo dalle 23, arrivano gli esponenti delle Case massoniche dell’Umbria, si avvicinano al monumento, espongono il labaro di loggia (alcuni ricami sono bellissimi). Poi qualcuno sistema la corona ai piedi dei bellicosi popolani effigiati sul monumento. È tutto un salutarsi (tre baci di rito), un accogliere i fratelli di fuori, un darsi appuntamento per il convegno sui tre secoli di massoneria moderna: oggi, alle sedici, all’Hotel Giò Jazz.

Il gran maestro Luca Nicola Castiglioni si rivolge ai confratelli di libera muratoria ricordando i valori condivisi e citando gli illustri perugini, esponenti della fratellanza, che hanno avuto un ruolo non secondario nella vicenda cittadina: Ariodante Fabretti (recentemente ricordato con  un convegno nazionale ai Notari), Mario Angeloni (celebrato anche con un libro, più volte presentato), Mariano Guardabassi junior…

La sacralità del XX Giugno cittadino è stata ormai definitivamente consegnata alla storia della Vetusta. Eppure queste celebrazioni conservano un proprio fascino. Non viene omesso di ricordare il significativo contributo offerto dalla fratellanza alla vicenda amministrativa della Grifagna: tanti i sindaci che non hanno mai nascosto la propria appartenenza all’organizzazione iniziatica. Peraltro, la cerimonia è pubblica (anche se gli elenchi sono riservati, ma consegnati in prefettura) e basta guardarsi intorno per riconoscere persone e personaggi che hanno svolto, e tuttora svolgono, un ruolo attivo nel mondo della cultura e delle professioni.

Bella manifestazione, anche se non manca qualche sorrisino ironico e qualche commento puntuto su fasce e grembiulini, compassi, cazzuole, e triangoli. “Un’idea si può agevolmente comunicare attraverso un  simbolo”, osserva qualcuno. Ma, si sa, l’uomo ha bisogno di simboli. “Perché l’uomo stesso è un simbolo”, ha scritto Oscar Wilde.

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