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Curiosa lezione sull'archeo food: tutta la verità sul cavolo... virilità, purificatore, feritilità e tanto sesso

In Borgo Sant'Antonio Paolo Braconi, esperto di storia dell’alimentazione e inventore (con tanto di brevetto) di prodotti da autentico “archeo food”, ha messo in campo una gustosa conferenza stampa... su cibo, storia e leggenda

In Borgo Sant’Antonio, la festa del patrono degli animali e protettore contro il temibile “fuoco”, consente anche di trattare temi di carattere culinario: nel segno della memoria collettiva e della tradizione. È toccato al professor Paolo Braconi, antichista di vaglia, parlare (dentro il recuperato Oratorio di San Giovannino) intorno al suggestivo titolo “Il cavolo e la cicogna”. Dotta e spigliata conferenza, offerta ai borgaroli che hanno riportato a nuovo interesse la figura del santo eremita col porcellino. Braconi, archeologo – e storico attore della Compagnia del Canguasto di Mariella Chiarini – non era lì come “il cavolo a merenda”, ma come esperto di storia dell’alimentazione e inventore (con tanto di brevetto) di prodotti da autentico “archeo food”, in grado di tenere laboratori di sicuro interesse.

Sostiene Braconi: “Nell'antichità, la ‘brassica’ (il nome latino del cavolo) godette di una fama straordinaria, non solo come alimento adatto a tutte le stagioni, crudo o cotto, ma anche come rimedio a una molteplicità di affezioni (compresa impotenza e ubriachezza). Catone il censore ne fu un grande consumatore ed estimatore, considerandolo il segno più tangibile della bontà dei rimedi naturali della tradizione romana, da opporre alle pericolose manipolazioni della medicina greca”.
Tanto per cominciare.

Fino ad entrare in ambito sessuale: “Le  foglie centrali del cavolo cappuccio (come del resto la rosa) vengono assimilate al sesso femminile, mentre il fusto, il ‘caulis’ latino (da cui caolo; in italiano) rappresenta il membro virile; è questo, in fondo,  lo stesso meccanismo che spiega gli eufemistici modi di dire popolari italiani  (‘non capisci un cavolo, non c';entra un cavolo, lo scherzo del cavolo testa di cavolo’)”.

Fino ad arrivare al concepimento: “In terra alsaziana, il cavolo è fortemente collegato a sessualità, fertilità, abbondanza di prole e di latte, disponibilità di cibo e aspettativa di vita: una vita umana che, prevalentemente, veniva concepita a marzo per nascere, così mostrano le statistiche, a novembre, proprio come quella del simbolo vegetale”.

Concludendo: “Da noi sopravvive il mito culturale  dei bambini che nascono dai cavoli (come si dice in Francia), o sotto i cavoli (come si dice da noi). Mito che  si oppone  a quello, di altra origine e altrettanto noto, secondo il quale i bambini vengono.... portati dalla cicogna”. E qui il cerchio si chiude, rispettando l’affermazione iniziale.

Resta da spiegare – da parte del cronista – il rapporto del Santo col “fuoco” omonimo e col maialino. Il porcellino sarebbe figuratamente il demonio con le sue tentazioni. Il bruciore allude alle fiamme dell’inferno. E le cotiche di maiale? Venivano strusciate sulle parti doloranti colpite dal “fuoco” (virus dell’“herpes zoster”) per alleviare il bruciore al contatto con gli indumenti.


 

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