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Bomba carta contro la vetrina del negozio per il posto auto: "Leva le fioriere e fammi parcheggiare"

Trentenne perugino sotto processo per aver distrutto una finestra di un negozio e fatto telefonate minatorie per costringere il vicino di casa a liberare un piazzale

Il posto auto. Per tanti un miraggio, per altri un diritto, per qualcuno una pretesa. Fino ad arrivare alle minacce e alle azioni di forza. Salvo poi finire in tribunale con l’accusa di violenza privata e minacce.

È questa l’accusa a carico di un trentenne della provincia di Perugia, difeso dall’avvocato Luca Gentili, che avrebbe “mediante l’esplosione di una fuoco d’artificio” mandato in frantumi “il vetro della finestra del laboratorio di … che si affacciava sulla pubblica via” danneggiando e rendendo “inservibile” la finestra del negozio.

Secondo l’accusa avrebbe anche anche minacciato il proprietario dello stabile rivolgendogli, nel corso di una telefonata anonima alcune frasi offensive e minatorie: “testa di c… le togli ste c… di testacce dal tuo piazzale che ci impicciano per parcheggià?”. La telefonata sarebbe avvenuta poco dopo l’esplosione, visto che proseguendo avrebbe detto che “stavolta la bomba te l’avemo tirata sotto casa, ma se non le levi le testacce la prossima volta te la tiro dentro al negozio o dentro casa”.

Azioni e minacce sarebbero servite per costringere la vittima a “a spostare le predette testacce poste all’esterno del proprio laboratorio” per far parcheggiare le auto. Il tentativo era destinato a fallire perché l’uomo non aveva ceduto alle minacce e aveva denunciato la situazione ai carabinieri.

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