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Umbra Acque, Cirignoni: "Le bollette pazze sono state annullate"

Il capogruppo della Lega in Consigliio Regionale, Cirignoni, chiede che "i membri del consiglio di amministrazione, l'amministratore delegato ed il presidente di Umbra Acque rassegnino le proprie dimissioni"

Il capogruppo leghista a Palazzo Cesaroni, Gianluca Cirignoni, chiede che “i membri del consiglio di amministrazione, l’amministratore delegato ed il presidente di Umbra Acque rassegnino le proprie dimissioni”, in seguito all’annullamento, da parte dell'azienda stessa, “delle bollette pazze con le quali si chiedeva a migliaia di utenti proprietari di pozzi privati di pagare un salato conguaglio relativo ad una quota fissa non dovuta”.

Per Cirignoni “questo cda gestisce con approssimazione un servizio delicato e importante come quello idrico” e altri aumenti sarebbero stai comunque richiesti: 36 euro per proprietari di pozzi privati ad uso domestico, che sarebbero anche obbligati ad installare un apposito contatore: “Prendo atto con favore e soddisfazione dell’annullamento. Sulla vicenda operammo in prima linea consegnando, presso la sede del gestore del servizio idrico integrato degli Ati 1 e 2 dell’Umbria, oltre 300 reclami di utenti, che insieme ad una interrogazione per la quale sono ancora in attesa di risposta da parte dell’assessore e ad una petizione depositata in Consiglio regionale furono allora determinanti per la sospensione dell’iniqua richiesta e sono stati determinanti adesso per il suo definitivo annullamento”.

Secondo il consigliere regionale della Lega nord “a questo punto sarebbe opportuno un azzeramento del Consiglio di amministrazione di Umbra Acque spa, che si è reso responsabile di un vero e proprio assalto alle tasche dei cittadini: "Del resto, relativamente all’approssimazione con cui questo cda gestisce un servizio delicato e importante come quello idrico, c’è da segnalare come, nella recente polemica sui nitrati negli acquedotti civici di Citerna e San Giustino, il gestore abbia fornito dati inesatti rispetto a quelli riportati sul sito istituzionale della Regione Umbria".

Purtroppo – osserva Cirignoni - come spesso succede nel nostro paese quel che esce dalla porta rientra dalla finestra ed infatti l’assemblea degli Ati 1 e 2 ha deliberato di integrare la quota forfettaria applicata ai proprietari di pozzi privati ad uso domestico, con l’odiata e contestata quota fissa appena annullata, determinando un aumento annuo di 36 euro per le famiglie. Il gestore, rispolverando una vecchia legge del 1979, torna inoltre alla carica al fine di costringere i proprietari dei pozzi ad installare un contatore a proprie spese per determinare quanta acqua finisce in fogna e viene avviata alla depurazione. A nostro avviso questa è solo un'altra vessazione nei confronti di cittadini che hanno pagato profumatamente il proprio pozzo e già pagano al gestore immissione in fogna e depurazione”.


 

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