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Lunedì, 27 Maggio 2024
Cronaca

Bolletta gonfiata, cliente vince in tribunale. "Spetta alla società controllare i consumi corretti"

La Corte d'appello annulla il decreto ingiuntivo e dispone la restituzione di quasi 8mila euro all'utente e altrettanti come pagamento di spese legali

La società di fornitura di energia elettrica gli spedisce una bolletta da quasi 8mila euro di conguaglio per i consumi elettrici, ma il cliente non paga e gli viene notificato un decreto ingiuntivo.

In primo grado, davanti al giudice civile, il cliente perde l’opposizione, ma in Corte d’appello vince: secondo i giudici era compito dell’azienda di fornitura di energia elettrica controllare il contatore e verificare i dati dei consumi.

I giudici d’appello hanno ribadito che “in tema di contratto di somministrazione, la rilevazione dei consumi di energia elettrica mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, con la conseguenza che, in tema di riparto dell’onere probatorio, l’obbligo del gestore di effettuare gli addebiti sulla base delle misurazioni effettuate con il contatore non può diventare un privilegio probatorio fondato sulla incontestabilità del dato riportato nella bolletta ed in caso di contestazione il somministrante deve dimostrare che il contatore era perfettamente funzionante”.

Il cliente aveva ricevuto una bolletta per l’ammontare di 7.262,07 euro a titolo di conguaglio per i consumi di un’attività commerciale. L’utente si era rifiutato di pagare, contestando il conteggio. Così l’azienda aveva ottenuto in decreto ingiuntivo per recuperare la somma. Decreto ingiuntivo che il giudice confermava, nonostante l’opposizione del cliente che contestava la “corretta funzionalità del contatore relativo all'impianto di distribuzione dell’energia elettrica, al fine di ritenere adeguatamente comprovato il credito dalla stessa vantato”.

Ed è proprio su questo aspetto che la Corte d’appello fa chiarezza: “è anzitutto onere dell’opposta (cioè la società di fornitura di energia, ndr) , in qualità di attrice sostanziale ed in virtù del principio di vicinanza della prova, dare prova della correttezza dei consumi rilevati e del corretto funzionamento del contatore, non essendo a tale fine sufficiente il deposito delle fatture e della tabella dei consumi non certificata dalla società produttrice”.

La Corte d’appello ha anche preso atto che la società aveva rimosso il contatore senza informare il cliente e senza che potesse, così verificare anche i consumi. Nella bolletta, infine, erano stati inserite anche le somme che avrebbero dovute essere stornate. Da qui l’annullamento del decreto ingiuntivo e della bolletta, con l’obbligo di restituire la somma di 7.773,48 euro, oltre a 8mila euro di spese legali sostenute dal cliente nei due gradi di giudizio.

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