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Il blog di Franco Parlavecchio | Alex Schwazer, storia di un campione sacrificato sull'altare di strani interessi

Giustizia è fatta per Alex Schwazer? Non proprio. Un giovane ragazzo dalle grandissime qualità umane e sportive è stato condannato iniquamente dalla giustizia sportiva e dall’opinione pubblica oltre che dalla maggioranza degli addetti del settore, compresi giornalisti e colleghi atleti spesso non così limpidi. Solo ora, dopo troppo tempo, è stato assolto con grave ritardo dalla giustizia ordinaria. E’ vero, un giorno Alex ha sbagliato, ha assunto sostanze dopanti per migliorare la sua prestazione sportiva, forse in un momento di debolezza. Ha ammesso il suo grave errore e ciononostante non gli è stata concessa una seconda opportunità.

Il suo più grave errore non è stato quello di violare la legge ma di ricominciare scegliendo come allenatore il simbolo nazionale ed internazionale della lotta al doping: il prof. Sandro Donati. Grande preparatore atletico ma anche noto accusatore del sistema del doping di Stato, da subito ha creduto alle doti atletiche e soprattutto umane di Schwazer. Si è preso sulle spalle un caso che da subito è stato messo sotto la lente del Coni e di tanti falsi perbenisti. Tutti sapevano che Alex non poteva sbagliare di nuovo, tutti conoscevano la sua innocenza. Eppure lo hanno pubblicamente crocifisso forse per anche per difendere i loro interessi, i loro segreti.

Io stesso avevo preso posizione in difesa di Alex e da qualcuno ero stato additato come “imprudente”…   Conosco personalmente Sandro Donati da circa venti anni, il suo rigore morale, la sua grande professionalità.   Un giorno Donati mi disse che Schwazer avrebbe vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi perché aveva di fronte il più grande atleta di tutti i tempi che un giorno ebbe solo un attimo di debolezza, come può succedere a coloro che nella vita perdono la fiducia in se stessi. Tutta questa storia a qualcuno non è piaciuta. Sono riusciti ad alterare le sue urine pur di provare ad inquinare la figura del campione e quella del prof. Donati.   Sono riusciti a distruggere la vita di una persona, un fenomeno mondiale della marcia. Una certezza per innalzare il livello dello sport italiano. Troppo per un sistema inquinato che non offre spazio per le storie pulite e a lieto fine.

In tutto questo cosa ha fatto il Coni? Non una parola in difesa del ragazzo. Le istituzioni dello sport sono rimaste colpevolmente silenti quasi a difendere il loro muro di ipocrisia e quel sistema completamente da riformare. Ora tocca a loro battere un colpo: riammettere Schwazer alle gare. E comunque andrà a finire sappiamo tutti che Alex è un campione vero che ha già vinto la medaglia d’oro della vita.

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