Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Città della Pieve, bimbo ucciso a coltellate: insulti e minacce all'avvocato. L'Ordine: "Assurde esternazioni forcaiole"

Il Consiglio di Perugia: "Terribile il linciaggio mediatico solo perché il collega è stato chiamato a difendere una persona accusata di aver commesso un delitto, seppur efferato"

Il diritto alla difesa è garantito dalla Costituzione e spetta a tutti, anche a chi si macchia di un delitto terribile (per quanto da provare in giudizio e fino all’ultimo grado). Per questo gli attacchi agli avvocati che difendono le persone accusate, arrestate o sotto processo, appaiano quanto di più lontano dal diritto e dal vivere da persone civili. Quanti vorrebbero essere privati del diritto ad essere difesi in un procedimento giudiziario?

Katalina Erzsebet Bradacs è stata arrestata con l’accusa di aver ucciso il figlio Alex, di 2 anni. Un gesto e un’accusa terribili, ma basta questo per negarle il diritto di essere difesa? Certamente no. Come appare assurdo l’attacco virtuale al suo avvocato. Inspiegabili, se non con il furore del popolo di manzoniana memoria, gli insulti e le minacce rivolte al legale che difende la donna. Attacchi contro i quali ha preso posizione l’Ordine degli avvocati di Perugia.

“Preso atto dei commenti altamente offensivi e diffamatori rilasciati da diversi utenti in calce ad alcuni articoli pubblicati online da testate giornalistiche locali e rivolti ad un proprio iscritto, ‘colpevole’ solo di aver adempiuto al proprio ruolo difensivo (peraltro come difensore d’ufficio) costituzionalmente previsto e garantito – si legge in una nota dell’Ordine - esprime la piena solidarietà e vicinanza al collega avvocato Enrico Renzoni per essere stato vittima dei predetti attacchi, ingiustificati quanto deprecabili”.

L’avvocato Renzoni, sentito da Perugia Today, ha espresso i suoi “ringraziamenti al Consiglio per la nota e per la solidarietà e vicinanza espressa. Condivido il contenuto, purtroppo siamo di fronte a situazioni che si ripetono continuamente quando un avvocato è chiamato a svolgere il diritto di difesa, garantito dalla Costituzione”.

La nota del Consiglio dell’Ordine esprime biasimo per “atteggiamenti che ledono non solo l’immagine del collega in questione, ma dell’avvocatura tutta: non può in alcun modo legittimarsi tale linciaggio mediatico solo perché il collega è stato chiamato a difendere una persona accusata di aver commesso un delitto, seppur efferato”.

L’organo di rappresentanza degli avvocati ricorda che “troppo spesso, ed in special modo in casi che assumono contorni mediatici, si assiste ad uno svilimento del ruolo dell’avvocatura e della sua nobile funzione costituzionalmente sancita, spesso immedesimando il difensore nel proprio assistito, senza alcuna considerazione del ruolo sociale della classe forense: il ruolo che ogni avvocato è chiamato a svolgere costituisce un presidio al diritto di difesa di ogni cittadino, contro ogni sorta di potere arbitrario ed illegittimo”.

Il compito affidato al difensore d’ufficio, inoltre, “è la massima espressione del ruolo costituzionalmente attribuito alla difesa – prosegue la nota -integrando per gli avvocati una ulteriore responsabilità sociale ovvero la necessità di farsi garante del corretto funzionamento del procedimento penale”.

Il Consiglio censura “esternazioni, figlie di una logica ‘di pancia’ e forcaiola, che appaiono provenire da persone che parlano senza alcuna cognizione di causa e che non comprendono l’effettiva portata del diritto di difesa: un diritto di cui, evidentemente, qualora risultassero indagati in un procedimento penale, mai vorrebbero essere privati”.

L’avvocato, in conclusione, garantisce il regolare svolgimento del processo per qualsiasi persona imputata e per qualsiasi delitto, ne va del “bene comune di una società democraticamente evoluta e garantista”.

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