Il Cardinale Bassetti spiega e difende la "rivoluzione" di Papa Francesco: "Ecco per cosa si batte Bergoglio"

Le risposte del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, alle domande dei partecipanti all’incontro “Papa Francesco tra profezia e resistenze” promosso dall’Istituto Conestabile-Piastrelli di Perugia

«Papa Francesco lotta una Chiesa clericale, perché il clericalismo è il contrario del Vangelo, della comunione. Il potere della Chiesa è quello di custodire con tenerezza e misericordia quello che le è stato affidato, la cura dell’umanità, soprattutto della parte più povera, oppressa, indifesa. E’ quello che Francesco ci esorta a fare». Sono alcune delle risposte del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, alle domande dei partecipanti all’incontro “Papa Francesco tra profezia e resistenze” promosso dall’Istituto Conestabile-Piastrelli di Perugia, il 23 novembre, in un gremito Oratorio dell’Annunziata, sede di questa prestigiosa istituzione di cultura, un’associazione di laici cristiani da sempre attenti alle problematiche del rapporto della Chiesa con la società contemporanea.

Una nuova storia.    

«E’ il Papa della periferia del mondo», che «riesce a vedere gli invisibili – ha sottolineato il cardinale, commentando il documento di Aparecida –. Ovvero gli scarti umani di quella che chiamerà, da Papa, la globalizzazione dell’indifferenza». In questo documento «troviamo molte delle intuizioni pastorali del suo magistero da pontefice: “il primato della grazia, la misericordia, il coraggio apostolico, la visione di una Chiesa che non regolamenta la fede, ma la facilita e si offre a tutti”, che troviamo anche nell’Evangelii gaudium».

«Dal Sud America – ha detto Bassetti – è iniziata una nuova storia per la Chiesa e per il papato. Perché a mio avviso di questo si tratta: questo pontificato non è una semplice parentesi storica, ma segna un passaggio d’epoca eccezionale. Il pontificato di papa Francesco non è una tempesta, è un fatto epocale e profetico, di cui riusciremo a cogliere i frutti autentici tra alcuni anni quando ormai questo mondo in transizione non ci sarà più e il “cambiamento d’epoca” evocato dal Santo Padre sarà una concreta realtà. E’ un fatto epocale perché chiunque verrà dopo Francesco non potrà che camminare su questo tracciato voluto dalla Provvidenza ed io ne sono profondamente convinto».

Populista o marxista?         

«Attraverso i poveri – ha detto il cardinale – Francesco sviluppa una riflessione sul potere nel mondo contemporaneo, uno dei temi più importanti di questo pontificato, come è ampiamente dimostrato nell’Evangelii gaudium e nella Laudato sì. Anche su questo punto voglio essere estremamente chiaro: chiunque accusi Francesco di essere un populista o un marxista, dimostra non solo la sua malafede e la protervia, ma soprattutto la sua gigantesca ignoranza. Un’ignoranza fattuale e testuale su cui occorre meditare seriamente: se non altro per la zizzania che è stata seminata tra il popolo di Dio».

Una Chiesa poliedrica e globale.

Avviandosi alla conclusione, Bassetti si è soffermato sulla «più grande sfida del futuro», quella di «una Chiesa poliedrica, non autoreferenziale, non solo romana ma globale, attenta alle sensibilità di tutti. Molti commentatori, parlando di Francesco, hanno sottolineato “l’effetto sorpresa” e lo sguardo profetico, l’amore per i poveri e la vocazione al dialogo e alla pace. Elementi che mi fanno intravvedere in questo pontificato un forte collegamento con lo sguardo profetico di Giorgio La Pira: ovvero di un papa che si prende cura della povera gente, come faceva il sindaco di Firenze, che non si limita mai al protocollo, che si colloca nel presente con gli occhi di chi guarda lontano e che fa della “spes contra spem” (il “motto” di La Pira) il suo tratto distintivo».

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