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Bando case popolari, Sunia: "Il Comune di Perugia con un escamotage penalizza gli immigrati"

Nel mirino il sindaco Andrea Romizi colpevole, a loro dire, di aver dato priorità ai perugini attraverso il testo "Modello per condizioni di disagio aggiuntive" che va ad integrare il bando regionale

Duro attacco del sindacato degli inquilini, il Sunia Cgil, sia al comune di Perugia che alla Regione dopo la pubblicazione del nuovo bando per l'assegnazione delle case popolari. Il primo affondo è rivolto all'amministrazione comunale del sindaco Andrea Romizi colpevole di aver dato priorità ai perugini attraverso il testo “Modello per condizioni di disagio aggiuntive” che va ad integrare il bando regionale. Il Comune ha inserito come condizione “di disagio” che dà diritto a ben tre punti, la residenza nel Comune di Perugia da almeno 15 anni. 

“Non si capisce – è il commento arrabbiato del Sunia – come un lungo periodo di residenza possa rappresentare un disagio. Si tratta piuttosto di un escamotage per escludere in maniera arbitraria molti immigrati. A fronte di questo “pasticcio”, che potrebbe dare luogo anche a una serie di ricorsi in sede giudiziaria, il Sunia Cgil chiede l’immediata apertura di un confronto per cercare soluzioni tampone che possano limitare i danni e garantire l’accesso alla casa a chi ne ha veramente diritto". 

Il secondo affondo invece riguarda la Regione e i suoi uffici colpevoli di aver messo fuori dai giochi "moltissime persone" che  "rischiano di restare escluse dal nuovo bando regionale per l’assegnazione delle case popolari in Umbria e questo a causa della “superficialità” con la quale il bando è stato scritto". "C’è un problema legato - ha concluso il sindacato - alla composizione del nucleo familiare. È venuto meno, infatti, il diritto, previsto però dalla legge regionale in vigore, di distaccarsi dal nucleo familiare originario, ad esempio per coppie o singoli con figli che vivono con i propri genitori e vogliono trasferirsi. Tutte queste persone, che nel bando precedente rappresentavano circa il 35% delle domande complessive, non potranno di fatto più partecipare".


 

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