Clan di narcotrafficanti, fratelli in manette: hashish e coca da Perugia a Roma

Interrogati questa mattina i fratelli marocchini finiti nella rete della maxi operazione Alìbaba e ristretti al carcere di Capanne e Viterbo

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, i due fratelli marocchini arrestati ieri a Spoleto e accusati di far parte della pericolosa organizzazione criminale di narcotrafficanti radicata in particolare in Trentino ma con ampie ramificazioni sul territorio nazionale ed all’estero, che curava i propri affari anche con metodi violenti.

Sono 28 le misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Trento, Francesco Forlenza, di cui due in Umbria. A finire nel mirino della maxi operazione coordinata dalla Dda di Trento, insieme alla Guardia di Finanza e a una taske force di forze dell’ordine, anche due fratelli marocchini che vivevano nella nostra Regione. Uno di loro è finito al carcere di Capanne di Perugia, l’altro a Viterbo e questa mattina per gli indagati (difesi dagli avvocati Donatella Panzarola e Cristian Giorni) era fissato l'interrogatorio dinanzi al gip. I due fratelli, secondo l'ordinanza del gip, sarebbero stati promotori del traffico di droga, hashish e cocaina in particolare, incaricati per conto dell'organizzazione criminale della distribuzione dello stupefacente nelle province di Roma e Perugia insieme ad altri sei collaboratori, anche loro indagati e raggiunti da custodia cautelare. 

Clan sgominato  La Guardia di Finanza di Trento si è avvalsa anche della collaborazione con la Douane, la polizia doganale francese, che ha sequestrato, in autostrada nei pressi di Aix en Provence, 32,6 kg di hashish. Importanti anche i sequestri operati in Trentino e nel Nord Italia, per un totale di 234 kg di hashish tra l'ottobre 2015 ed il luglio 2016, hashish purissimo, trasportato in ovuli, che veniva poi tagliato con altre sostanze per aumentarne la rendita.

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Nonostante le ramificazioni in Olanda, Francia e Spagna la banda, era "stabilmente radicata nella provincia di Trento, e disponeva di diverse cellule operanti in varie regioni dell'Italia centro-settentrionale". Le partite di droga venivano trasportate in auto o in treno da "corrieri, assoldati all'occorrenza: persone insospettabili, come una donna spagnola che faceva la spola con l'Italia insieme alla figlia in tenera età, oppure uomini che si facevano accompagnare da "fidanzate" appositamente assunte per far sembrare più credibile l'idea di un viaggio puramente turistico. 

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