Cronaca

"Ha fatto tutto il mio socio, io non c'entro nulla", ma il reato è prescritto e salta l'accusa di bancarotta fraudolenta

Dopo tanti anni impossibile accertare i fatti per i giudici

I libri contabili erano tenuti male e l’azienda era fallita, ma per la Procura di Perugia si era trattato di bancarotta fraudolenta, con distrazione di fondi e sottrazione di documenti. A processo c’erano finiti tutti i soci e gli amministratori, ma dopo oltre 15 anni uno di questi si ritrova con una sentenza annullata senza rinvio per prescrizione.

L’imputato, un eugubino di 67 anni condannato a 2 anni e 8 mesi, ha proposto ricorso per Cassaione ritenendo di non avere responsabilità nel reato “alla luce della volontà dello stesso di dimettersi dalla carica amministrativa e dei conflitti con l'altro amministratore circa la gestione sociale”. Secondo la tesi difensiva l’imputato si era già dimesso dalle cariche aziendali per insanabili contrasti con uno dei soci e, quindi, non aveva più partecipato alla gestione della società.

I giudici della Cassazione hanno, però, rinvenuto un altro motivo per annullare la condanna: tra l’indagine, il processo in Tribunale a Perugia, l’udienza in Corte d’appello di Perugia e un rinvio alla Corte d’appello di Firenze, “la fattispecie di bancarotta fraudolenta documentale è estinta per prescrizione”, anche di fronte al periodo di “sospensione di quattro mesi e tredici giorni” a ottobre del 2023.

Per questo, “non risultando evidente dagli atti alcuna delle ipotesi ... per una pronuncia più favorevole” all’imputato, la sentenza impugnata viene annullata senza rinvio “perché il reato è estinto per prescrizione”.

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