Riparte il processo alla baby gang di Città di Castello: furti, danni e violenze

Le indagini delle forze dell'ordine erano partite dopo i danneggiamenti denunciati da alcuni contadini di Città di Castello. Si torna in aula per valutare la posizione di due membri

Si riapre il processo alla terribile baby gang di Città di Castello che si era macchiata di violenze, furti e atti di vandalismo. Le indagini erano partite dopo alcune razzie avvenute nelle zone limitrofe al capoluogo tifernate. Furtarelli, niente più, ma che avevano comunque messo in allarme i contadini della zona, stanchi di dover comprare per l'ennesima volta le attrezzature agricole. 

Oltre ai semplici furti, vi erano anche i danneggiamenti che la banda, solitamente, compiva nel cuore della notte. A capo della baby gang, un ragazzo appena maggiorenne che per conquistarsi il ruolo di leader era arrivato a strappare a morsi l'orecchio del rivale. All'interno della cerchia erano, infatti, principalmente minorenni. Ed è proprio uno di questi che ha deciso di vuotare il sacco e raccontare tutto l'accaduto fin nei minimi dettagli. Le forze dell'ordine denunciano quindi tutti i componenti della banda. 

Oggi, dopo alcuni anni dall'accaduto, si torna nuovamente in aula, ma questa volta per decidere la posizione che due, dei maggiorenni coinvolti, ebbero nell'intera vicenda. Ad essere ascoltati alcuni dei testimoni. Uno dei due ragazzi si è trasferito dopo gli episodi, mentre un altro, difeso dall'avvocato Francesco Paolieri, ribadisce la sua estraneità ai fatti.   

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