Cronaca

Gratuito patrocinio, la beffa delle parcelle pagate in ritardo: avvocati in affanno con il Fisco

Ricorso al Tribunale amministrativo regionale per ottenere il pagamento di parcelle liquidate dal giudice

Lo Stato italiano è il primo debitore nei confronti degli avvocati. Soprattutto quando si tratta di liquidare le parcelle del gratuito patrocinio.

Un avvocato perugino, ad esempio, si è dovuto rivolgere ad un collega, in questo caso l’avvocato Francesco Bianchini, per chiedere il pagamento di oltre 30mila euro di parcelle non pagate dallo Stato.

Un ricorso al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria per ottenere l’esecuzione “del giudicato formatosi su plurimi decreti emessi dagli organi giurisdizionali ricompresi nel distretto della Corte d’Appello di Perugia, concernenti la liquidazione di spettanze professionali per prestazioni rese dal ricorrente a titolo di gratuito patrocinio”.

L’avvocato-ricorrente aveva in mano “23 decreti emessi da diversi uffici giudiziari aventi ad oggetto la liquidazione dei compensi dovuti in seguito all’ammissione delle parti difese al beneficio del patrocinio a spese dello Stato”, per un ammontare di 35.193,22 euro, con tanto di fatture elettroniche. E ha chiesto il pagamento delle parcelle.

Prima che il giudici amministrativi si potessero esprimere, però, lo Stato ha pagato, con due ani di ritardo, tutto insieme, facendo schizzare la dichiarazione dei redditi del professionista ad una categoria superiore. Non solo il pagamento di tasse per un ammontare molto più alto del solito, ma anche il pagamento degli interessi alla banche, avendo chiesto l’anticipo sulle fatture e il pagamento dell’avvocato, in quanto il Tar ha disposto la compensazione delle spese. Insomma, il cittadino ci rimette sempre.

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