L'INTERVENTO Autovelox ora anche nei centri urbani non per la sicurezza stradale ma per salassare i cittadini

"I parlamentari che sostengono il Governo Conte hanno approvato e il Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, ha sottoscritto la legge 11 settembre 2020, n. 120 di conversione del decreto legge 16 luglio 2020". Ecco cosa cambia e le dure critiche

Riceviamo e pubblichiamo la dura analisi dell'associazione nazionale dei Camperisti diretta da Pier Luigi Ciolli.

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I parlamentari che sostengono il Governo Conte hanno approvato e il Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, ha sottoscritto la legge 11 settembre 2020, n. 120 di conversione del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, recante “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 settembre 2020, autorizzando l’installazione di autovelox dentro le città, consentendo ai comuni di far cassa nel modo più facile e dispotico, cercando di recuperare il mancato introito delle sanzioni per violazioni del Codice della Strada provocato dal blocco della circolazione per il lockdown.

Dobbiamo altresì ribadire che l’esperienza acquisita dallo studio degli autovelox ci fa affermare con cognizione di causa che la sicurezza stradale è solo un pretesto per attivare una macchinetta mangiasoldi. Infatti, la maggior parte delle postazioni fisse di rilevazione della velocità sono illegittime e non servono a ottenere risultati in termini di sicurezza. Limitandoci ad alcuni aspetti, abbiamo riscontrato che spesso: in violazione della direttiva del Ministero dell’Interno prot. n. 300/A/5620/17/144/5/20/3 del 21.7.2017, le postazioni sono installate senza istruttoria o con un’istruttoria insufficiente o inadeguata; nel tratto di strada interessato NON esiste un fenomeno infortunistico grave relativo all’inosservanza delle disposizioni in tema di velocità e di soprasso. In particolare, NON esiste uno studio statistico della situazione infortunistica con riferimento ai sinistri che si sono verificati negli ultimi cinque anni con l’indicazione, per ciascun sinistro, delle presumibili cause e delle conseguenze alle persone o alle cose che ne sono derivate;

NON c’è una relazione che evidenzi le caratteristiche del traffico con riguardo sia alla composizione sia ai volumi al fine di verificare quanti veicoli transitano, di che tipologia, a quali velocità; NON ci sono concrete difficoltà operative nel procedere alla contestazione immediata delle violazioni; le postazioni NON sono correttamente presegnalate né ben visibili. La casistica è ampia avendo riscontrato postazioni coperte, in prospettiva, dalla presenza di altri segnali; segnali di preavviso collocati tra la segnaletica pubblicitaria distraente, mancanza di segnali sulla postazione eccetera.

A quanto sopra aggiungiamo che per contenere effettivamente la velocità, soprattutto in città, è spesso necessario intervenire sull’infrastruttura stradale (ad esempio tramite apposizione di rallentatori a effetto acustico e/o realizzazione di una rotatoria o di un impianto semaforico ovvero di dossi artificiali), costringendo materialmente l’utente a ridurre la velocità.

L’autovelox, invece, solo eventualmente e in modo indiretto può influire sulla velocità. Inoltre, se l’autovelox, una volta installato, continua a produrre centinaia di sanzioni (con i veicoli che evidentemente proseguono a violare i limiti di velocità) significa che è uno strumento inefficace perché non consente un’effettiva riduzione della velocità. Dunque, anziché inventarsi ulteriori occasioni per sanzionare i cittadini è da sanzionare il gestore della strada che, consapevole del reiterato superamento di velocità, omette di modificare l’infrastruttura stradale e/o la segnaletica esistente.

In sintesi, sta per partire un micidiale MULTIFICIO: miliardi di euro sottratti ai cittadini grazie agli stalli di sosta e parcheggi a pagamento attivati con provvedimenti illegittimi, agli stalli di sosta eliminati per far posto ai dehors utilizzati per la movida che creano danni ai cittadini, agli autovelox di tutti i tipi installati in punti dove, pur viaggiando a una velocità più alta senza che il guidatore se ne accorga vista l’insonorizzazione delle nuove autovetture, non ci sono stati incidenti significativamente allarmanti.

Al contrario, per creare la vera sicurezza stradale, occorrerebbe che i vigili urbani redigessero verbali per le buche nelle strade o nei marciapiedi, oltre a verbalizzare per una segnaletica stradale verticale installata in violazione del Codice della Strada (leggi e direttive del Ministero delle Infrastrutture) oppure per la mancata manutenzione del verde pubblico prospiciente la strada e via dicendo. Ancora oggi un Governo che consente due pesi e due misure: 1. sanzioni al cittadino costretto e/o ignaro di violare il Codice della Strada, 2. nessuna sanzione a carico del sindaco (gestore della strada) quando viola quanto prescritto dallo stesso Codice della Strada.

Non solo, ma se parliamo di sicurezza stradale, a quanto ci risulta, nessuno dei 7.914 sindaci italiani si è dotato degli strumenti essenziali per organizzare la circolazione e sosta dei veicoli al fine di creare la vera sicurezza stradale, ovverossia: il Catasto Informatizzato delle strade, il Catasto Informatizzato della segnaletica stradale, il Piano Urbano del Traffico per monitorare, ogni giorno, 24 ore su 24, chi e con quali veicoli entra ed esce dal territorio.

La scusa che sentiamo da decenni quando sollecitiamo l’attuazione di detti strumenti è che non hanno le risorse per attivarli. A SMENTIRLI, però, vi è il fatto che non hanno mai destinato gli incassi delle contravvenzioni per attivarli. Com’era loro dovere fare. Per quanto sopra, per creare la vera sicurezza stradale occorre che il Governo vari una norma che obblighi i gestori della strada a trasferire giornalmente le sanzioni riscosse come segue: il 40% al Ministero dell’Interno, il 40% al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il 10% alla locale Polizia Municipale, il 10% all’Ufficio Tecnico del Comune per la predisposizione del Catasto Informatizzato delle strade e della segnaletica stradale, tenendoli quotidianamente aggiornati.

Per concludere, siamo in presenza di una legge approvata grazie ai voti dei parlamentari del Movimento 5 Stelle e firmata dal Presidente della Repubblica che però ha scritto: “… Il testo a me presentato, con le modifiche apportate in sede parlamentare, contiene tuttavia diverse disposizioni, tra cui segnatamente quelle contenute all’articolo 49, recante la modifica di quindici articoli del Codice della strada, che non risultano riconducibili alle predette finalità e non attengono a materia originariamente disciplinata dal provvedimento. … Nel caso in esame, attraverso un solo emendamento approvato dalla Commissione di merito al Senato in prima lettura, si è intervenuti in modo rilevante su una disciplina, la circolazione stradale, che, tra l’altro, ha immediati riflessi sulla vita quotidiana delle persone. … Invito tuttavia il Governo a vigilare affinché nel corso dell’esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all’oggetto e alle finalità dei provvedimenti d’urgenza. Rappresento altresì al Parlamento l’esigenza di operare in modo che l’attività emendativa si svolga in piena coerenza con i limiti di contenuto derivanti dal dettato costituzionale”.

Riportiamo anche uno stralcio di quanto pubblicato in https://www.passiamo.it/se- anche-il-presidente-della-repubblica-critica-la-maialata-deve-essere-stata-grossa/ : “… Solo il profondo senso di responsabilità del Presidente della Repubblica ha indotto alla promulgazione, ma severo e circostanziato, con ampi richiami alla giurisprudenza della Consulta, è il segnale che viene mandato all’indirizzo di Governo e Parlamento (che fanno una pessima figura in quest’occasione). Si deve sperare che il monito non cada nel vuoto. Ciò non tanto in ragione della materia cui inerisce lo strappo fatto dai due organi Costituzionali richiamati, quanto al metodo utilizzato: in meno di una settimana, con un colpo di mano, un maxiemendamento proposto dal Governo al Senato, con l’acclusa riforma del Codice della Strada, viene coronato dalla “questione di fiducia” e da lì rimbalzato alla Camera sempre con la stessa “questione”. 

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Il tema impatta seriamente con il voto che dovremo esprimere al prossimo referendum costituzionale; a cosa servono i parlamentari, pochi o molti essi siano, se non sono in grado di ribellarsi al diktat del Governo, per la paura che una crisi di Governo possa determinare la perdita dello status di parlamentare e l’avvio di nuove elezioni? In maniera minore, poi, il tema impatta sul Codice della Strada; parva materia anche modificata poco e male, in questa occasione, inserendo materiale che non meritava alcuna urgenza di trattazione.”

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