Il virologo "vip" licenziato fa causa all'Università: 400mila euro per danni di immagine... e di salute

Non si è chiusa la vicenda che vede contrapposti il professor Crisanti e l'Ateneo perugino. In corso trattative per il risarcimento

Il professor Andrea Crisanti chiede 400mila euro all’Università di Perugia come risarcimento per la lunga battaglia giudiziaria che lo ha visto contrapporsi all’Ateneo.

Il professore, assistito dall’avvocato Pier Paolo Davalli, si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale “per la condanna dell’Università degli Studi di Perugia al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, presenti e futuri, cagionati ingiustamente al ricorrente, nella misura che sarà quantificata all’esito dell’istruttoria del giudizio, anche in via equitativa, con ogni statuizione inerente alla ripartizione delle spese del giudizio”.

La vicenda inizia quando il rettore di allora, il professor Moriconi, aveva dichiarato decaduto dall’insegnamento il professor Crisanti, accusato di aver un incarico di insegnamento in una università inglese, ma senza averlo mai dichiarato all’ateneo perugino. Anni di udienze e sentenze del Tar e poi del Consiglio di Stato, avevano reintegrato il professor Crisanti nel suo ruolo, anche se poi aveva scelto di cambiare ateneo. Il ricorrente, “ha quantificato la misura del risarcimento richiesto in euro 400.000, equitativamente determinati, per il danno patito all’immagine ed alla reputazione professionale ed in euro 35.000 per i danni alla salute, morali, esistenziali ed alla vita di relazione”.

Per i giudici amministrativi “la domanda proposta con il ricorso principale, avente ad oggetto l’annullamento del decreto con il quale il Rettore dell’Università degli Studi di Perugia ha disposto la revoca della riammissione in servizio e dell’autorizzazione all’aspettativa senza assegni del prof. Crisanti, è improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse” in quanto è stato riammesso dal Consiglio di Stato.

Essendo il professor Crisanti, ad oggi, titolare di cattedra a Padova, per i giudici amministrativi, non avrebbe alcuna utilità ad essere riammesso “in servizio”, pur in aspettativa “senza assegni” a Perugia.

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Per la domanda di risarcimento del danno, invece, i giudici ritengono che alla luce della “pendenza tra le parti di trattative per la definizione transattiva della controversia” sia utile disporre un rinvio “all’udienza pubblica del 26 gennaio 2021”.

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